Non solo musica e poesia, Gino Paoli fu anche deputato con la sinistra
“Mi convinsero Occhetto, D’Alema e Angius”, raccontò il cantautore in un’intervista a L’Espresso
Data pubblicazione: 24-3-2026 ore 17:44Ultimo aggiornamento: 24-3-2026 ore 17:44

ROMA – Non solo musica e poesia: nella lunga carriera di Gino Paoli c’è stato anche un capitolo politico, spesso meno raccontato ma significativo. Nel 1987, infatti, il cantautore venne eletto alla Camera dei deputati nella X Legislatura, nelle liste del Partito Comunista Italiano.
Una volta in Parlamento, Paoli scelse di aderire al Gruppo della Sinistra Indipendente, mantenendo un profilo coerente con la sua indole: libero, poco incline alle logiche di partito e più vicino a un impegno civile legato alla cultura. Non fu un politico di professione, né cercò mai di diventarlo. Il suo contributo rimase legato soprattutto al mondo che conosceva meglio: quello artistico. Tra le iniziative più rilevanti, Paoli promosse una proposta per sostenere e incentivare l’attività artistica dei giovani, convinto che la creatività rappresentasse non solo un valore culturale, ma anche uno strumento di crescita sociale. Un impegno che rifletteva la sua stessa esperienza: quella di un artista arrivato al successo quasi per caso, dopo anni di lavoro e sperimentazione.
“Mi convinsero Occhetto, D’Alema e Angius. Mi dissero che bisognava mobilitare tutte le energie migliori per cambiare questo Paese. E io, ingenuo, accettai- si legge in una vecchia intervista del cantautore a L’Espresso– Mi entusiasmava l’idea di poter fare qualcosa per gli altri. Soprattutto per la musica. Da portare nelle scuole, nelle carceri. Una volta eletto, chiesi di entrare nella commissione Cultura e nella Vigilanza Rai. E sa dove sono finito? Nella commissione Trasporti. Una frustrazione mostruosa. In compenso ho imparato il politichese e
l’arte della mediazione: se fai fare una cosa a me, io te ne faccio fare una a te, anche se sbagliata. Il Parlamento ha le mura di gomma. E io non sono uomo da compromessi. Gli unici li concedo a una donna”.
L’esperienza parlamentare durò una legislatura e si concluse nel 1992 senza un reale seguito politico. Paoli stesso, negli anni successivi, non nascose un certo ‘disgusto’ verso quel mondo, preferendo tornare definitivamente alla musica. Tuttavia, quel passaggio nelle istituzioni resta una testimonianza del suo desiderio di incidere anche fuori dal palcoscenico, portando in Parlamento la voce, e le esigenze, della cultura italiana.
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