Refrendum costituzionale
Il perche` del si del governo e del no dell`opposizione
di Vittorio Coco direttore responsabile ilcittadinoitaliano.com
La posizione del Governo di Meloni
In Italia, il sostegno del centrodestra ai referendum sulla giustizia affonda le sue radici in una visione garantista dello Stato, volta a ristabilire un equilibrio tra i poteri e a proteggere il cittadino da quello che viene definito “strapotere” delle toghe.
Il cuore della riforma: efficienza e libertà
Per partiti come la Lega e Forza Italia, votare Sì significa dare una scossa a un sistema giudiziario percepito come lento, autoreferenziale e talvolta politicizzato. L’obiettivo principale è trasformare la giustizia da un ostacolo burocratico a un servizio efficiente per i cittadini e le imprese.
I pilastri del “Sì” nel centrodestra
La coalizione, pur con sfumature interne (con Fratelli d’Italia talvolta più cauta su specifici quesiti come la legge Severino), si compatta attorno a punti chiave:
Separazione delle Carriere: È il cavallo di battaglia storico. L’idea è che un giudice debba essere un “terzo” imparziale, non un collega di scrivania del pubblico ministero (l’accusa). Votando Sì, si vuole impedire che chi accusa e chi giudica appartengano alla stessa “famiglia” professionale, garantendo così un processo più equo.
Contrasto al “Correntismo” nel CSM: Il centrodestra punta a scardinare il sistema delle correnti all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura. L’obiettivo è che le nomine dei magistrati avvengano per merito e non per appartenenza a gruppi di potere interni.
Limitazione della Custodia Cautelare: Si vota Sì per evitare che il carcere preventivo diventi una condanna anticipata. Il centrodestra sostiene che la privazione della libertà debba essere un’extrema ratio, impedendo l’uso eccessivo della custodia cautelare per reati minori o basata sul rischio di “reiterazione del reato” interpretato in modo troppo estensivo.
Responsabilità Civile dei Magistrati: La visione è semplice: “chi sbaglia paga”. Si vuole che i magistrati siano chiamati a rispondere dei propri errori giudiziari allo stesso modo di qualsiasi altro professionista (medici, ingegneri, avvocati), aumentando la trasparenza e la cautela nell’esercizio del potere giudiziario.
Valutazione dei Magistrati: Il Sì serve a permettere anche a membri laici (come avvocati e professori) di partecipare alla valutazione dell’operato dei giudici nei consigli giudiziari, rompendo il monopolio dell’autovalutazione interna alla magistratura.
Una scelta di “Libertà e Garanzia”
Il centrodestra presenta questa riforma non come un attacco alla magistratura, ma come una “svolta di libertà”. Secondo questa visione, un sistema giudiziario più equilibrato è il presupposto fondamentale per la crescita economica e la tutela dei diritti civili di ogni italiano.
Partito Posizione Prevalente Argomento Chiave
Lega Sì deciso Referendum come motore per il cambiamento strutturale.
Forza Italia Sì convinto Garante storico della visione liberale e garantista.
Fratelli d’Italia Sì (con riserve) Sostegno alla separazione delle carriere, ma cautela sulla legge Severino.
Noi Moderati Sì Necessità di una giustizia “giusta” e veloce per il Paese.

La posizione del centro sinistra di Elly Schlein
Sebbene esistano correnti riformiste interne favorevoli ad alcuni cambiamenti, la linea prevalente del fronte del “No” (o dell’astensione) è motivata dai seguenti punti chiave:
1. Difesa dell’Indipendenza della Magistratura
Il timore principale è che la separazione delle carriere (tra giudici e pubblici ministeri) possa indebolire l’autonomia del PM. La sinistra sostiene che:
Un pubblico ministero isolato dal resto della magistratura diventerebbe più facilmente controllabile dal potere esecutivo.
Si rischierebbe di rompere l’equilibrio dei poteri previsto dalla Costituzione, trasformando il PM in una sorta di “avvocato dello Stato” o “super-poliziotto” sotto l’influenza del governo di turno.
2. Critica all’efficacia degli strumenti referendari
Molti esponenti di sinistra ritengono che il referendum abrogativo sia uno strumento troppo rozzo per intervenire su materie tecniche e complesse come l’ordinamento giudiziario.
Complessità tecnica: Temi come il sorteggio per il CSM o le valutazioni di professionalità dei magistrati richiederebbero leggi organiche discusse in Parlamento, non semplici cancellazioni di norme che potrebbero creare vuoti legislativi o caos organizzativo.
Sovrapposizione con le riforme: Si è spesso argomentato che molte delle criticità sollevate dai quesiti (come il sistema elettorale del CSM) fossero già affrontate da riforme parlamentari in corso, rendendo il referendum inutile o addirittura dannoso per il percorso legislativo.
3. Contrarietà alla “Giustizia a due velocità”
La sinistra critica la visione dei proponenti (spesso identificata con il centrodestra) perché considerata punitiva verso la magistratura o finalizzata a garantire maggior impunità ai colletti bianchi.
In particolare, l’opposizione alla limitazione della custodia cautelare deriva dal timore che ciò possa ostacolare le indagini su reati gravi come la corruzione o i reati finanziari, indebolendo la capacità dello Stato di perseguire il malaffare politico-amministrativo.
4. Ragioni Politiche e di Identità
Il referendum è stato percepito da una parte della sinistra come un’operazione politica di bandiera della Lega e di Forza Italia.
Polarizzazione: Votare “No” o non partecipare al voto è diventato per molti un modo per negare una vittoria politica ai leader del centrodestra e per riaffermare una visione della giustizia basata sulla legalità e sulla fiducia negli organi di controllo.
Subalternità culturale: Una parte della sinistra radicale vede in questi referendum un attacco ai principi nati dalla Resistenza e dalla Costituzione, volti a ridimensionare il ruolo della magistratura come potere indipendente e terzo.
In sintesi, per la sinistra italiana, la riforma proposta tramite referendum non risolverebbe i problemi di lentezza dei processi, ma rischierebbe di minare l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e la necessaria autonomia di chi deve indagare sul potere.
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