IL PARLAMENTO NON È UNA SEGRETERIA DI PARTITO

by | Jul 7, 2026 | EUROPA, Italy, Opinioni, POLITICS, PRIMOPIANO


Proporzionale senza sbarramento, preferenze e indicazione del premier sulla scheda. La proposta rilancia una questione che da anni divide la politica italiana: chi deve scegliere davvero i parlamentari, i cittadini o gli apparati dei partiti? Un tema che tocca il cuore stesso della democrazia e che merita di essere affrontato senza pregiudizi.


C’è una parola che nella politica italiana sembra essere scomparsa: scelta. Scelta degli elettori, scelta dei rappresentanti, scelta di chi dovrà governare il Paese.SFORZINI (Centro Studi Rinascimento Nazionale): “MENO DEBITO EUROPEO, PIÙ  SOVRANITÀ ENERGETICA. L'ITALIA NON PUÒ MORIRE DI PATTO DI STABILITÀ E GREEN  DEAL” - Easy News Press Agency
A riportarla al centro del dibattito è Luca Sforzini, presidente del Centro studi Rinascimento Nazionale, che rilancia una proposta destinata a far discutere: proporzionale senza sbarramento, ritorno delle preferenze e indicazione sulla scheda del candidato premier.
Il ragionamento è semplice quanto dirompente. Se il Parlamento deve essere lo specchio del Paese, allora ogni forza politica dovrebbe essere rappresentata secondo il consenso realmente ottenuto nelle urne, senza soglie che cancellano milioni di voti e senza meccanismi che trasformano gli elettori in semplici comparse.
La critica più severa riguarda le liste bloccate, considerate da molti il simbolo di una politica chiusa nei propri palazzi. Da anni i cittadini votano un simbolo ma non possono scegliere chi li rappresenterà in Parlamento. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: deputati e senatori percepiti più come fedeli esecutori delle decisioni dei vertici che come interpreti delle esigenze dei territori. Sforzini parla apertamente di “parlamentari telecomandati” e di una sovranità popolare progressivamente trasferita dalle urne alle segreterie.
Un’accusa pesante che intercetta però un malessere diffuso tra gli elettori, sempre più distanti da una politica percepita come chiusa in se stessa e lontana dalla vita reale.
Il ritorno delle preferenze avrebbe proprio l’obiettivo di ribaltare questo schema, restituendo ai cittadini il potere di scegliere non soltanto il partito ma anche le persone. Un meccanismo che aumenterebbe la responsabilità degli eletti verso gli elettori e non verso chi compila le liste.
Dietro questa proposta emerge però una domanda che la politica continua a rinviare: la democrazia deve essere guidata dalla volontà popolare o dalle convenienze degli apparati?
La risposta appartiene agli italiani. Perché una democrazia forte non teme il giudizio dei cittadini, lo cerca. E quando gli elettori smettono di sentirsi protagonisti e diventano spettatori, il rischio non è soltanto la sfiducia nella politica, ma l’indifferenza verso le Istituzioni. Restituire valore al voto significa restituire valore alla democrazia. E forse il vero cambiamento non sarà scegliere un nuovo sistema elettorale, ma tornare a ricordare che il padrone della politica non è il partito, non è il leader, non è la segreteria: è il cittadino che entra in cabina elettorale con una matita in mano e il futuro del Paese nell’altra.

Privacy Overview

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.