Quando la poltrona è sempre quella… ma cambia il proprietario.
La satira dell’ipocrisia politica non dovrebbe avere tessere di partito.
C’è un curioso fenomeno che colpisce alcuni giornali politici. Potremmo chiamarlo “editorialismo selettivo”.
Funziona così: se il parlamentare appartiene al partito avversario, ogni sua iniziativa viene interpretata come una disperata difesa della poltrona. Se invece appartiene all’area politica dell’editore… improvvisamente la poltrona scompare. Diventa una missione, una battaglia ideale, quasi un atto eroico.
È un miracolo giornalistico.
Rick Filosa fondatore e attuale direttore responsabile de il. portale “Italia chiama Italia”
La stessa identica riforma elettorale che potrebbe mettere in difficoltà tutti i parlamentari eletti all’estero viene raccontata come un problema esclusivo di uno solo. Gli altri, evidentemente, sarebbero immuni alle conseguenze della riforma.
Eppure la matematica non vota. Se diminuiscono i seggi, diminuiscono per tutti. Se cambia il sistema elettorale, cambia per tutti. Se la rielezione diventa più difficile, lo diventa per ogni parlamentare, indipendentemente dal simbolo che porta sulla scheda elettorale.
Per questo stupisce leggere editoriali che distribuiscono patenti di “difensore della poltrona” con precisione chirurgica: colpiscono sempre dall’altra parte della barricata, mentre sul fronte amico cala un rispettoso silenzio.
È il vecchio principio del calcio: il rigore c’è sempre… purché sia contro gli altri.
Naturalmente ogni giornale ha il diritto di avere una linea politica. È il sale della democrazia.
Ma un conto è avere una linea editoriale, un altro è usare due pesi e due misure.
Se si sostiene che una mobilitazione contro la riforma serva soprattutto a difendere un seggio parlamentare, allora il ragionamento dovrebbe valere per chiunque occupi oggi uno di quei seggi. Altrimenti non siamo più davanti a un’analisi politica, ma a una rappresentazione selettiva della realtà.
Il rischio è che il lettore non legga più un editoriale, ma un comunicato di parte travestito da informazione.
La satira serve proprio a ricordare una semplice verità: la poltrona non ha colore politico. Fa gola a tutti, senza distinzione di bandiera.
Per questo il giornalismo dovrebbe giudicare tutti con lo stesso metro.
Perché il lettore può anche perdonare un’opinione di parte. Quello che difficilmente perdona è l’ipocrisia di chi misura gli avversari con il microscopio e gli amici con gli occhi chiusi.
![atitle[16714]](https://ilcittadinoitaliano.com/wp-content/uploads/2021/07/atitle16714.gif)

















