IL MISTERO DELLE FIRME: CHI HA SCRITTO L’EMENDAMENTO-BLITZ CHE CAMBIA IL VOTO DEGLI ITALIANI NEL MONDO?

by | Aug 18, 2026 | italiani nel mondo, Italy, Montecitorio, Personaggi, POLITICS, PRIMOPIANO, Redazione - Il Cittadino Italiano, Roma, World


 Un emendamento cambia in fretta la geografia elettorale degli italiani nel mondo: quattro ripartizioni elettorali diventano due alla Camera e una sola al Senato. Ma dietro quella modifica compare un piccolo giallo parlamentare: alcune testate indicano Franco Tirelli tra i firmatari, una successiva ricostruzione lo sostituisce con Francesco Saverio Romano e dal MAIE arriva la smentita. Intanto gli atti parlamentari registrano una precedente proposta di legge sul voto estero firmata proprio da Tirelli. E lui, a Radio Radicale, dichiara di essere stato contrario alla riduzione delle ripartizioni. Chi ha firmato davvero? E soprattutto: perché su un atto parlamentare destinato a modificare la rappresentanza degli italiani nel mondo circolano versioni diverse delle firme?


    C’è un mistero che, questa volta, non riguarda un documento scomparso da un archivio polveroso, ma un emendamento parlamentare approvato dalla Camera e destinato, se confermato dal Senato, a cambiare la rappresentanza
degli italiani nel mondo.L'INTERVISTA | Italiani all'estero, Tirelli (MAIE) a ItaliaChiamaItalia: “La mia priorità? Migliorare i servizi consolari” - Italia chiama Italia
Franco Tirellieletto deputato con il MAIE nella ripartizione estera America Meridionale
Il fatto certo è che la riforma della legge elettorale riduce le attuali quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero a due per la Camera e a una sola circoscrizione mondiale per il Senato.
La Camera ha approvato la modifica a scrutinio segreto con 203 voti favorevoli e 133 contrari.
Il fatto altrettanto certo è che la modifica non cambia il numero complessivo dei parlamentari eletti all’estero: restano dodici, otto deputati e quattro senatori. Cambia però il modo nel quale quei dodici seggi vengono messi in palio e, soprattutto, cambia il rapporto territoriale tra gli eletti e le comunità di italiani residenti stabilmente all’estero che dovrebbero rappresentare.
Alla Camera resterebbero infatti una ripartizione Europa e una seconda che riunirebbe Americhe, Africa, Asia,
Oceania e Antartide.
Al Senato, invece, tutta la Circoscrizione Estero diventerebbe una sola circoscrizione mondiale.
Fin qui, nessun mistero.
Il mistero comincia quando si prova a ricostruire chi abbia materialmente presentato e sottoscritto l’emendamento che ha comportato tali modifiche.
Il 13 luglio, mentre alla Camera infuriava la battaglia sulla nuova legge elettorale, il quotidiano online Open pubblicava una ricostruzione precisa: l’emendamento sulla riduzione delle ripartizioni Estero risultava firmato Immagine di biography of Montaruli Augusta and Meeting Rimini attendanceda Augusta Montaruli per Fratelli d’Italia, Simona Bordonali per la Lega, Paolo Emilio Russo per Forza Italia e Franco Tirelli per Noi Moderati.
Non era una notizia rimasta isolata.
Anche 9Colonne, l’Agenzia di Stampa con un suo notiziario quotidiano, riportava la stessa indicazione, attribuendo ai quattro deputati la firma di due emendamenti della maggioranza, uno dei quali introduceva la nuova articolazione della Circoscrizione Estero.
E già questi elementi meritano attenzione. Perché non stiamo parlando di una dichiarazione politica, di una conferenza stampa o di un’intervista nella quale un parlamentare esprime un’opinione.
Stiamo parlando della sottoscrizione di un atto emendativo parlamentare.
Una firma, in questo caso, non è un dettaglio ornamentale. È l’indicazione formale di chi presenta o sottoscrive una proposta di modifica a un testo legislativo.
Eppure, dopo quelle prime ricostruzioni, la storia delle firme cambia.Immagine di Ambiente, energia e grandi opere: intervista al deputato Paolo Emilio Russo
Una successiva ricostruzione di 9Colonne, citando Mariano
Gazzola, consigliere del CGIE-Consiglio generale degli italiani all’estero, precisa che nella versione definitiva dell’emendamento il parlamentare MAIE-NOI MODERATI on. Tirelli non sarebbe più tra i firmatari. Al suo posto comparirebbe Francesco Saverio Romano, anch’egli di Noi Moderati.
E dal MAIE arriva una smentita ancora più netta: Franco Tirelli, viene sostenuto, quell’emendamento non
lo avrebbe firmato.
A questo punto il giallo è servito. Prima versione circolata: Montaruli, Bordonali, Russo e Tirelli.
Versione successivamente indicata come definitiva: Montaruli, Bordonali, Russo e Romano.
E Tirelli?
Secondo la ricostruzione successiva, sarebbe rimasto firmatario di un altro emendamento della riforma, quello relativo al limite massimo dei seggi attribuibili alla coalizione o alla lista beneficiaria del premio di governabilità, esclusi i seggi della Circoscrizione Estero.
Una distinzione che cambia parecchio le cose.
Perché non possiamo confondere la presenza di Tirelli tra i firmatari di emendamenti alla legge elettorale
con la sua firma proprio sull’emendamento che ridisegna
le ripartizioni degli italiani nel mondo.
Ed è qui che entra anche il giornale Il Foglio.
Il quotidiano cartaceo, già il 30 giugno, indicava Montaruli, Bordonali, Russo e Tirelli tra i firmatari di altri emendamenti della maggioranza sulla riforma elettorale.
Ma quella ricostruzione riguardava specifiche modifiche alla scheda, al premio e all’assegnazione dei seggi e
non costituisce, da sola, una certificazione della firma di Tirelli sull’emendamento Estero successivamente approvato.
Ed è proprio questa distinzione che impedisce di fare confusione.
Perché una cosa è documentare che Tirelli partecipava alla presentazione di emendamenti della maggioranza.
Un’altra cosa è affermare che avesse sottoscritto proprio quello che riduce le ripartizioni degli italiani nel mondo.
La seconda circostanza, alla luce delle diverse ricostruzioni, deve essere considerata ancora aperta.
E c’è un elemento che rende la vicenda ancora più singolare.
Franco Tirelli aveva già presentato mesi prima una propria proposta di legge sul voto degli italiani
residenti all’estero.
Non si tratta di una ricostruzione giornalistica.
Qui abbiamo un dato parlamentare ufficiale. L’atto Camera n. 2802, presentato il 18 febbraio 2026,
che ha come primo firmatario Franco Tirelli e come cofirmatario Maurizio Lupi. Il titolo è inequivocabile:
«Modifiche alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, in materia di esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini italiani residenti all’estero». L’atto è stato assegnato alla Commissione Affari costituzionali il
27 aprile, ma l’esame non è ancora iniziato.
Dunque Tirelli aveva già assunto formalmente, mesi prima, un’iniziativa legislativa specificamente dedicata al voto degli italiani all’estero.
E qui il mistero diventa ancora più interessante. Perché il 16 luglio, proprio nel giorno in cui la Camera
si apprestava a concludere la partita sulla riforma, Radio Radicale intervista Franco Tirelli sulla nuova
disciplina del voto estero.
La domanda è diretta: la nuova configurazione delle Circoscrizioni estero favorisce il MAIE?
Tirelli risponde spiegando che il suo movimento, con il precedente sistema, aveva ottenuto risultati importanti e che con la nuova configurazione puntava realisticamente a un senatore e a un deputato, lasciando aperta la
possibilità di un secondo deputato.
Ma la frase più interessante dell’intervista rilasciata a Radio Radicale arriva quando gli viene
chiesto proprio della modifica delle Circoscrizioni elettorali esteri.
Tirelli afferma e dichiara espressamente che il MAIE era contrario alla modifica.
La trascrizione dell’intervista registra infatti la sua affermazione secondo cui erano favorevoli al mantenimento
delle quattro ripartizioni e che, alla fine, sulla modifica avvenuta alla Camera dei Deputati delle circoscrizioni Esteri, la conclusione del parlamentare Maie è stata perentoria con la sua chiara espressione nella circostanza di «abbiamo perso».
È una dichiarazione politicamente molto significativa. Perché se un parlamentare che alcune ricostruzioni avevano indicato come firmatario dell’emendamento che riduce le ripartizioni dichiara pubblicamente, nello stesso giorno
dell’approvazione, di essere contrario a quella modifica, la domanda sulle firme diventa inevitabile.
Non è una prova che Tirelli non abbia firmato una versione precedente dell’emendamento.
Non è nemmeno una prova che lo abbia firmato.
È semplicemente un elemento che rende indispensabile distinguere tra le diverse versioni del testo e delle
sottoscrizioni.
Ed è proprio qui che il Parlamento dovrebbe essere straordinariamente semplice e chiaro.
Gli emendamenti depositati alla Camera non sono messaggi scomparsi dopo essere stati letti in Aula. Sono atti parlamentari.
Devono essere depositati, registrati e conservati nell’iter ufficiale della Camera.
E proprio per questo sono state già rivolte alla Camera dei Deputati,
attraverso richieste formali via PEC, domande precise sulla documentazione relativa ai sottoscrittori dell’emendamento: chi risultava tra i primi firmatari, chi lo abbia eventualmente sottoscritto successivamente,
quale fosse la versione definitiva depositata e quali eventuali modifiche alle sottoscrizioni risultino dagli atti parlamentari.
Non è una richiesta politica. È una richiesta documentale.
E proprio per questo la risposta dovrebbe essere semplice: basta aprire il fascicolo dell’emendamento
e verificare.
Perché il punto non è stabilire attraverso dichiarazioni di parte chi abbia ragione. Il punto è sapere che cosa risulta ufficialmente agli atti della Camera.
Se una prima versione dell’emendamento riportava una firma e una versione successiva ne riportava un’altra, il documento parlamentare dovrebbe consentire di ricostruire quando sia avvenuta la modifica.
Se invece la prima attribuzione giornalistica fosse stata semplicemente errata, anche questo dovrebbe risultare con altrettanta chiarezza.
In entrambi i casi, la soluzione è una sola: le carte ufficiali certificate dalla Camera.
E sarebbe particolarmente importante averle perché l’emendamento non riguarda una questione marginale. Riguarda gli italiani nel mondo. Riguarda la rappresentanza parlamentare di milioni di cittadini italiani residenti in Paesi lontanissimi tra loro. Riguarda la trasformazione di quattro ripartizioni territoriali in due alla Camera e in una sola al Senato.
E riguarda quindi il rapporto tra gli eletti e le comunità che li eleggono.
Non sorprende che sul tema siano intervenuti anche esponenti del CGIE-Consiglio generale degli italiani
all’estero.Gazzola Mariano Rafael | CGIE
Mariano Gazzola ha sostenuto su 9Colonne che il MAIE considera fondamentale mantenere le quattro ripartizioni e il sistema delle preferenze, sottolineando le enormi differenze numeriche tra le diverse aree del mondo.
La questione, dunque, è tutt’altro che burocratica.
Se la legge arriverà al Senato nella versione approvata dalla Camera, la rappresentanza degli italiani nel mondo sarà organizzata secondo una geografia profondamente diversa da quella attuale.
Ed è proprio per questo che sarebbe opportuno conoscere con assoluta precisione anche la storia dell’emendamento che quella geografia ha modificato.
Non per costruire un’accusa. Non per attribuire responsabilità senza prove.
Ma per una ragione molto più elementare: sapere chi ha proposto una modifica legislativa è parte
della trasparenza democratica.
E quando le ricostruzioni pubblicate da diverse testate non coincidono, il giornalista non deve scegliere
arbitrariamente quale versione preferire.
Deve fare una cosa molto più semplice. Deve chiedere i documenti.
Open, il quotidiano online, ha scritto una cosa.
9Colonne ha inizialmente riportato la stessa versione.
Una successiva ricostruzione di 9Colonne ha indicato un cambiamento nella firma, con Francesco Saverio Romano al posto di Tirelli.
Il MAIE ha contestato l’attribuzione della firma a Tirelli.
Il giornale quotidiano cartaceo Il Foglio aveva documentato la presenza di Tirelli tra i firmatari di altri emendamenti della maggioranza.
Radio Radicale, intervistando Tirelli, ha raccolto invece la sua dichiarazione di contrarietà alla riduzione delle ripartizioni elettorali.
Gli atti parlamentari, infine, certificano che Tirelli aveva già presentato nel febbraio 2026 una proposta di legge organica sul voto degli italiani all’estero.
Sono tutti pezzi dello stesso puzzle.
Ma manca ancora il pezzo più importante: quello che deve dire ufficialmente quale fosse la sottoscrizione della versione definitiva dell’emendamento.
E qui la vicenda assume quasi una dimensione da giallo
parlamentare.
Perché un emendamento può essere politicamente controverso, può dividere la maggioranza, può cambiare la rappresentanza degli italiani nel mondo. Ma almeno una cosa dovrebbe essere assolutamente
trasparente: la firma.
Quella non dovrebbe avere bisogno di interpretazioni, retroscena o indiscrezioni. Dovrebbe essere scritta nero su bianco negli atti della Camera.
E allora lasciamo per ora il punto interrogativo dove deve stare.
Non diciamo che Tirelli abbia firmato la versione definitiva.
Non diciamo che non l’abbia firmata.
Non attribuiamo a nessuno una sostituzione della firma per ragioni politiche o elettorali, perché oggi non
abbiamo una documentazione ufficiale che consenta di affermarlo.
Registriamo invece quello che le fonti pubbliche hanno raccontato e aspettiamo la carta formale della Camera che può chiudere
la partita.
Perché in democrazia una firma parlamentare non dovrebbe essere un mistero.
E se per scoprire chi ha firmato un emendamento che ridisegna il voto degli italiani nel mondo bisognamettere insieme Open, 9Colonne, Il Foglio, Radio Radicale, dichiarazioni del MAIE e una proposta di legge precedente, forse il vero giallo non è soltanto «chi ha firmato?».
Perché in democrazia una firma parlamentare non dovrebbe essere un mistero da risolvere con il fiuto del cronista.
Se l’emendamento è stato presentato, qualcuno lo ha firmato. Se una firma è comparsa, poi è scomparsa, oppure è stata sostituita, dovrebbe esserci una traccia negli atti parlamentari.
Insomma, per sapere chi ha firmato un emendamento non dovrebbe servire né Sherlock Holmes né un investigatore privato: dovrebbe bastare il registro della Camera.
A meno che, naturalmente, non si scopra che anche le firme parlamentari hanno ormai imparato a fare campagna elettorale: entrano in scena, cambiano posto e, qualche volta, sembrano persino cambiare padrone.
Ma su questo, per fortuna, non servono supposizioni.
Basta una cosa molto più semplice e molto meno fantasiosa: la “carta ufficiale” della Camera dei Deputati.
E quella, prima o poi, dovrà pur dirci chi ha firmato davvero.
©ilcittadinoitaliano.com
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