ELEZIONI COMITES 2026: LA DEMOCRAZIA ALLA PROVA DEL MODULO

by | Aug 27, 2026 | Argentina, Canada, Colombia, Elezione Comites, Here New York, italiani nel mondo, Italy, POLITICS, PRIMOPIANO, USA, World

6.412.752 ISCRITTI AIRE, OLTRE 7,3 MILIONI NEGLI SCHEDARI CONSOLARI E 14 MILIONI DI EURO STANZIATI: MA PER VOTARE BISOGNA PRIMA CHIEDERE DI RICEVERE LA SCHEDA. E IL 4 DICEMBRE SI AVVICINA MENTRE LA MACCHINA ELETTORALE DEVE ANCORA COMPLETARE IL SUO PERCORSO


DALL’AIRE ALLA SCHEDA: UN LABIRINTO AMMINISTRATIVO DOVE LA DEMOCRAZIA RISCHIA DI PERDERE L’INDIRIZZO.


di Pier Francesco Corso
C’è qualcosa di straordinariamente italiano nel modo in cui la Repubblica prepara il voto degli italiani all’estero.
Nel 2004 denunciavamo elenchi confusi, registri non allineati, indirizzi sbagliati e cittadini che rischiavano di sparire dalla platea elettorale.
Sono passati ventidue anni e il problema, invece di andare in pensione, sembra aver ottenuto il rinnovo del contratto.
Per il 2026 il Senato indica 6.412.752 iscritti AIRE-ANAGRAFE ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO, contro i 5.652.080 del 2021, dato riferito al 30 settembre 2025.
La stessa documentazione parlamentare collega l’aumento del corpo elettorale all’incremento dei costi e porta lo stanziamento per il 2026 a 14 milioni di euro, contro i 9 milioni del 2021.
(Fonte: Senato della Repubblica, Dossier n.291, XIX Legislatura).
La Farnesina, però, parla nel 2026 di oltre 7,3 milioni di cittadini italiani presenti negli schedari consolari.
E già qui il cittadino potrebbe domandarsi quale fotografia venga realmente utilizzata quando si parla di rappresentare gli italiani nel mondo.
Non basta: l’ultimo aggiornamento generale dell’Elenco unico AIRE indicato dal Ministero dell’Interno è quello riferito al 31 dicembre 2025.
Lo certifica la Circolare DAIT n. 83 del 10 novembre 2025, dedicata proprio all’aggiornamento dell’Elenco unico dei cittadini residenti all’estero.
Attenzione: le anagrafi continuano naturalmente a essere aggiornate, ma la fotografia generale dell’Elenco unico AIRE porta quella data.
(Fonte: Ministero dell’Interno, Dipartimento Affari Interni e Territoriali).
E arriviamo ai Comites: oggi risultano 115 Comitati elettivi e 3 costituiti mediante nomina consolare, mentre la documentazione parlamentare prevedeva l’istituzione di almeno altri nove Comites nelle circoscrizioni sopra i 3.000 iscritti AIRE.
(Fonte: Senato della Repubblica, Dossier n.580, XIX Legislatura).
Dunque nuovi Comites, nuovi elettori, nuovi costi e una macchina amministrativa chiamata a funzionare senza esitazioni.
Il calendario indica il giorno 4 dicembre 2026 come data delle elezioni, mentre per il 3 settembre è previsto l’avvio formale della procedura con l’indizione dei comizi.
(Fonte: Consolato Generale d’Italia a Colonia, aggiornamento 14 agosto 2026).
E qui arriva il capolavoro burocratico che merita una medaglia: essere iscritti all’AIRE non basta per ricevere il plico elettorale.
Il cittadino deve chiedere espressamente di essere inserito nell’elenco elettorale dei Comites entro la data perentoria del giorno 4 novembre 2026.
(Fonte: MAECI e sedi consolari, istruzioni ufficiali Comites 2026).
In pratica, per poter votare bisogna prima chiedere espressamente di voler votare per poter ricevere la lettera per il voto.
È l’inversione dell’opzione: la democrazia arriva per posta, ma solo se prima le si presenta regolare domanda.
E le schede da inviare con lettera? Al 27 agosto 2026 naturalmente non sono ancora state spedite, perché il termine per chiedere l’iscrizione all’elenco elettorale scade il 4 novembre.
Il Consolato di Colonia chiarisce che il plico viene inviato entro il ventesimo giorno antecedente il voto agli elettori ammessi.
Quindi la macchina delle buste arriverà nella fase finale, dopo la raccolta delle richieste, mentre la corsa politica alle candidature è già cominciata.
Una procedura talmente lineare da far sembrare il vecchio voto nell’urna un modello di alta tecnologia.
E la politica? Qualcosa ha prodotto, naturalmente, perché sarebbe ingeneroso sostenere il contrario.
Ma la domanda resta: dov’è la grande riforma organica capace di eliminare definitivamente le contraddizioni del voto degli italiani all’estero?
Esistono proposte parlamentari, compresa la C.2802 di Tirelli e Lupi sulle modalità di esercizio del voto degli italiani residenti all’estero, presentata nel febbraio 2026 e assegnata alla Commissione Affari costituzionali.
(Fonte: Camera dei deputati, Atto C.2802).
Ma una proposta di legge non è una legge e un’assegnazione a una Commissione non è una riforma approvata.
Nel frattempo gli italiani oltre confine continuano a dipendere da norme, decreti, elenchi, termini e procedure che possono cambiare mentre il cittadino deve semplicemente cercare di capire come votare.
E qui la satira finisce e comincia la responsabilità politica: chi governa dovrebbe garantire un sistema elettorale stabile, trasparente e comprensibile, non limitarsi a organizzare l’ennesima corsa contro il calendario.
Gli eletti all’estero, dal canto loro, dovrebbero spiegare agli elettori che cosa abbiano concretamente fatto per rendere più serio, semplice e democratico il voto della diaspora.
Perché una volta conquistato il seggio a Roma con il voto degli italiani all’estero, il dovere non dovrebbe finire con la proclamazione dell’eletto.
Gli elettori hanno il diritto di sapere quante iniziative legislative siano state effettivamente portate avanti per correggere le storture che da decenni vengono denunciate.COMITES
E allora eccola la domanda da porgere in maniera perentoria: cari governanti e cari rappresentanti eletti oltre confine, ma dopo tutto questo tempo, che diavolo fate concretamente in Parlamento per la nostra gente?
Perché se nel 2004 il problema erano gli elenchi e nel 2026 dobbiamo ancora discutere di elenchi, richieste preventive, plichi e indirizzi, qualcuno dovrebbe almeno spiegare dove sia finita la tanto sbandierata riforma della democrazia italiana nel mondo.
Altrimenti continuate pure così: prima chiediamo al cittadino di votare, poi gli chiediamo di chiedere di voler votare, poi gli mandiamo la scheda e infine gli chiediamo pazienza.
E se per caso perde il plico, niente paura: potrà sempre votare per posta la prossima volta, quando la politica avrà finalmente trovato l’indirizzo della democrazia.
Pier Francesco Corso
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