Verso le ELEZIONI dei COMITES 2026, SERVE UN CONTROLLO DEI COMITATI ELETTORALI CIRCOSCRIZIONALI PIÙ INDIPENDENTE E PIÙ RAPIDO

by | Sep 27, 2026 | Italy, Opinioni, POLITICS, PRIMOPIANO, World

 

In vista delle elezioni COMITES 2026, i Comitati Elettorali Circoscrizionali saranno chiamati a verificare firme, candidature e liste e a decidere sulla loro ammissione. La legge 286 del 2003 prevede però che al loro interno possano essere presenti rappresentanti delle liste e delle associazioni degli emigrati. Una scelta prevista dalle norme, ma che può alimentare interrogativi sulla percezione di terzietà dell’organo chiamato a controllare la competizione. Il tema riguarda anche i tempi e le modalità dei ricorsi, che rischiano di non essere adeguati alla rapidità del calendario elettorale. Per questo, in previsione delle elezioni Comites del 2026, sarebbe stato necessario ripensare il sistema con procedure più trasparenti, digitali e indipendenti.


di Pier Francesco Corso

 

COMITES 2026. Le elezioni si avvicinano e, insieme alla presentazione delle liste, torna una domanda che riguarda il cuore stesso della competizione: chi verifica che candidature, firme e documenti siano regolari?
La risposta è affidata ai Comitati Elettorali Circoscrizionali. Sono questi organismi a dover esaminare le liste, controllare la documentazione e decidere sulla loro ammissione secondo quanto previsto dalla normativa.
Il principio è indispensabile. Ogni consultazione elettorale deve avere un soggetto incaricato di verificare il rispetto delle regole.
La questione più delicata riguarda però la composizione dei Comitati.
La legge 286 del 2003 stabilisce che il Comitato sia presieduto dal capo dell’ufficio consolare o da un suo rappresentante. Allo stesso tempo, prevede la presenza di rappresentanti designati dai presentatori delle liste e di rappresentanti delle associazioni degli emigrati.
Si tratta di una composizione prevista dalla legge e non significa, di per sé, che il procedimento sia irregolare o che qualcuno possa essere accusato di comportamenti scorretti.
Ma il dubbio sulla terzietà resta.
Quando un organismo deve decidere se una lista può partecipare alla competizione, la sua composizione non è un dettaglio secondario. È una garanzia essenziale per tutti i soggetti coinvolti.
Nelle circoscrizioni fino a centomila cittadini iscritti nell’elenco elettorale, le associazioni possono avere fino a sei rappresentanti. Nelle circoscrizioni più grandi il numero può arrivare a dodici.
Questo non significa che nelle circoscrizioni con più di centomila cittadini le associazioni dispongano automaticamente della maggioranza. Il numero complessivo dei componenti dipende anche dalle liste presentate, poiché ciascuna lista può designare un proprio rappresentante.
Tuttavia, il meccanismo può generare interrogativi.
Il Comitato decide a maggioranza dei suoi componenti e, in caso di parità, prevale il voto del presidente, cioè il rappresentante dell’autorità consolare.
È una procedura stabilita dalla legge. Proprio per questo, però, il tema non riguarda le singole persone, bensì l’adeguatezza di un modello pensato più di vent’anni fa.
Un sistema elettorale non deve soltanto essere formalmente corretto. Deve anche apparire imparziale agli occhi dei cittadini, delle liste e delle associazioni.
La differenza è importante.
Una cosa è consentire ai rappresentanti delle liste e delle associazioni di assistere alle operazioni, presentare osservazioni, controllare gli atti e far mettere a verbale eventuali contestazioni.
Un’altra cosa è prevedere che soggetti collegati alla competizione partecipino alla composizione dell’organo chiamato a decidere sull’ammissione delle liste concorrenti.
Per il futuro, la soluzione potrebbe consistere nella creazione di Comitati composti prevalentemente da soggetti terzi, scelti sulla base di criteri chiari, pubblici e verificabili.
Il capo dell’ufficio consolare o un suo delegato potrebbe continuare a svolgere il ruolo di presidente, mentre i rappresentanti delle liste e delle associazioni potrebbero mantenere pieni diritti di controllo e di partecipazione alle operazioni.
La decisione finale, però, dovrebbe essere affidata a un organismo realmente indipendente rispetto alla competizione.
Una modifica di questo tipo non avrebbe l’obiettivo di mettere in discussione il lavoro di chi oggi svolge questi compiti. Avrebbe, al contrario, lo scopo di proteggere tutti gli interessati da sospetti e contestazioni.
La fiducia nelle elezioni nasce anche dalla possibilità di comprendere con chiarezza chi controlla, secondo quali regole e con quali garanzie.
Un secondo problema riguarda i tempi dei ricorsi.
Se una lista viene esclusa, la legge prevede una procedura di ricorso amministrativo davanti alla competente Direzione generale del Ministero degli Affari Esteri. Il Ministero deve decidere entro sessanta giorni, dopo avere acquisito gli elementi previsti dalla normativa.
In caso di mancata soluzione, il regolamento prevede la possibilità di ricorrere al TAR del Lazio, sede di Roma, dopo avere completato la procedura amministrativa.
Sulla carta, si tratta di un sistema che offre strumenti di tutela.
Nella pratica, però, bisogna considerare il calendario elettorale. La presentazione della lista, il controllo delle firme, la decisione sull’ammissione, l’eventuale contestazione, il ricorso amministrativo e il possibile passaggio davanti al TAR possono richiedere tempi incompatibili con le scadenze della consultazione.
Nel frattempo, le procedure elettorali proseguono.
Il modello attuale è stato costruito nel 2003, quando la pubblica amministrazione digitale era ancora in una fase diversa e le comunità italiane all’estero non disponevano degli strumenti di comunicazione immediata oggi disponibili.
Nel 2026 sarebbe quindi opportuno aggiornare anche le modalità di controllo e di ricorso.
Una riforma dovrebbe prevedere trasmissione digitale e tracciabile degli atti, pubblicazione tempestiva delle decisioni, motivazioni complete, accesso rapido alla documentazione, termini compatibili con il calendario elettorale e un organo di riesame effettivamente indipendente.
Soprattutto, dovrebbe distinguere con maggiore chiarezza il ruolo di chi controlla da quello di chi è direttamente interessato alla competizione.
Non si tratta di introdurre ostacoli o di alimentare diffidenze.
Si tratta di rendere il sistema più solido.
Gli italiani all’estero hanno diritto a elezioni regolari, trasparenti e comprensibili. Hanno diritto di sapere come vengono controllate le liste, chi prende le decisioni e quali strumenti esistono per contestarle.
Le regole del 2003 hanno rappresentato un punto di riferimento, ma oggi devono confrontarsi con una realtà profondamente cambiata.
Le comunità italiane nel mondo sono più connesse, più informate e più attente alla trasparenza delle procedure.
Per questo le elezioni COMITES 2026 possono diventare l’occasione per aprire una riflessione concreta sul futuro del sistema.
Non basta che le regole siano applicate. Devono anche essere percepite come giuste.
E la credibilità di un’elezione comincia molto prima del voto: comincia dal momento in cui ogni lista sa di essere valutata da un organismo indipendente, con procedure chiare e tempi certi.

Pier Francesco Corso

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