“Se ciò dovesse accadere, mi vedreste dimettermi un’ora dopo”
Il leader del partito di destra israeliano Yashar e candidato favorito dell’opposizione alle elezioni, Gadi Eisenkot, ha affermato che non farà parte di un esecutivo guidato dall’attuale premier Benjamin Netanyahu, nemmeno nell’ambito di un accordo per un governo di rotazione. Parlando a “Radio 103Fm” a sei giorni dalle elezioni parlamentari, Eisenkot ha detto: “Mi impegno in modo inequivocabile a non entrare in un governo guidato da Netanyahu nell’ambito di un accordo di rotazione. Punto”. “Se ciò dovesse accadere, mi vedreste dimettermi un’ora dopo”, ha aggiunto il leader di Yashar, mentre sono tante le speculazioni sulla possibilità che i due formino un governo di unità nazionale dopo il voto del 27 ottobre.

Intanto, i sondaggi indicano un testa a testa tra Likud e Yashar, senza che nessuno dei due schieramenti politici, al momento, sembri in grado di ottenere la maggioranza di 61 seggi della Knesset (il Parlamento), necessari per governare. Di recente, il presidente di Israele, Isaac Herzog, ha manifestato la volontà di evitare il ripetersi dello stallo politico del 2019-2020, quando Israele fu chiamato alle urne tre volte nell’arco di 11 mesi. Herzog ha lasciato intendere che si adopererà per favorire la formazione di un governo di unità nazionale o un esecutivo basato su un accordo di rotazione, qualora nessuno dei due schieramenti riuscisse a conquistare i seggi necessari.
Secondo i dati diffusi dall’Ufficio centrale di statistica israeliano, circa 7,3 milioni di cittadini israeliani hanno diritto di voto alle elezioni della prossima settimana. Di questi, 6,5 milioni risiedono in Israele, mentre altri 810 mila vivono all’estero. Il numero degli aventi diritto al voto residenti in Israele è aumentato del 5,4 per cento, pari a circa 333 mila persone, rispetto alle precedenti elezioni per la Knesset (del novembre 2022). Secondo l’Ufficio: il 77 per cento degli aventi diritto al voto residenti in Israele è di religione ebraica e, tra questi, il 10,5 per cento appartiene alla comunità ultraortodossa; gli arabi israeliani rappresentano il 18 per cento degli elettori; un ulteriore 5 per cento rientra nella categoria “altri”. I dati mostrano inoltre che il 15,1 per cento degli aventi diritto al voto ha un’età compresa tra i 18 e i 24 anni, mentre il 26,3 per cento ha almeno 60 anni.
Secondo i dati dell’Ufficio di statistica, Gerusalemme è la città principale israeliana con la più bassa percentuale di residenti aventi diritto al voto, pari ad appena il 39,2 per cento. Seguono Beit Shemesh, con il 47,1 per cento, e Bnei Brak, con il 50,4 per cento. Tutte e tre le città ospitano consistenti comunità ultraortodosse, caratterizzate da una popolazione mediamente più giovane, fattore che contribuisce alla relativa esiguità della quota di residenti in età da voto. Tra le principali città israeliane, Bat Yam registra la percentuale più elevata di residenti aventi diritto al voto, pari al 79,5 per cento. Seguono Tel Aviv-Giaffa, con il 77,4 per cento, e Ramat Gan, con il 77,2 per cento.
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