Esteri – La guerra non è bastata: Netanyahu primo (senza vincere)

by | Oct 28, 2026 | Guerra, Medio Oriente, POLITICS, PRIMOPIANO, World

Il Likud, partito del quattro volte premier, supera gli altri. Ma l’opposizione ha più chance. Tensione nel quartier generale di Bibi a Gerusalemme: “Forza, abbiamo bisogno di sicurezza”

Il primo ministro, Benjamin Netanyahu, ha pregato al Muro del Pianto a Gerusalemme Est, alla vigilia delle elezioni israeliane

Il primo ministro, Benjamin Netanyahu, ha pregato al Muro del Pianto a Gerusalemme Est, alla vigilia delle elezioni israeliane

Gerusalemme, 28 ottobre 2026 – “Rak Bibi! Rak Bibi!”. ‘Solo Bibi’ urlano i sostenitori di Benjamin Netanyahu presenti in sala, uno slogan che, a favor di telecamere, si tramuta nel più internazionale “we love Bibi”. Dopo le 22, quando i primi exit poll incoronano il Likud primo partito di Israele, l’International convention center (Icc) di Gerusalemme, quartier generale della notte elettorale filogovernativa, si risveglia dal torpore, sciogliendo un’attesa carica di tensione. Un boato, poi la corsa alla postazione di Channel 14, canale televisivo di stampo conservatore strettamente legato al governo di Netanyahu, spesso finito al centro di polemiche e denunce per la linea editoriale e i toni utilizzati nei servizi.

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                                                                                       La sfida elettorale di Netanyahu

 

Bibi non molla, la sua ieri è stata una battaglia all’ultimo voto condotta con toni da ultimatum scandendo il mantra “o la destra o la Palestina” e arrivando ad evocare la minaccia dell’atomica, come a dire che senza la sua risolutezza con l’Iran il paese è in una situazione di “pericolo esistenziale”. Disposto a tutto per garantire la sua sopravvivenza politica e difendersi dai processi per corruzione, frode e abuso di fiducia che lo minacciano personalmente, Netanyahu ieri, indietro nei sondaggi, ha lanciato un ultimo disperato appello: “Siete avvertiti: l’affluenza tra gli elettori arabi al Sud è enormemente più alta di quella degli ebrei, dovete andare a votare! Portare la nonna, la zia, il vicino, niente mare o barbecue oggi”. E nelle ore conclusive delle elezioni per la Knesset, ha organizzato insieme al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, alla guida del Partito Sionista Religioso, un incontro di emergenza nel tentativo di allungare la notte elettorale e far così aumentare l’affluenza tra gli elettori di destra.

                                                  L’appello agli elettori

“Possiamo vincere, a patto di portare la gente a votare. Dovete far andare alle urne i veri elettori di destra. Senza Liberman. Se lui non dovesse superare la soglia di sbarramento, i seggi andrebbero a noi” è stato il messaggio. Mentre, rivolgendosi agli ultraortodossi, ha detto “sono profondamente preoccupato per il mondo della Torah. Andate a votare! Rischiate di perdere tutto. Serve più sicurezza. Un governo di sinistra e di arabi – ha avvertito – distruggerà tutto”. Ma la sua richiesta di estendere l’orario di apertura dei seggi è stata bocciata dalla Commissione elettorale.

                                                Le accuse di brogli

Se le è giocate davvero tutte, Netanyahu, ritirando fuori come nel 2022 anche la carta dei brogli, con il Likud che ieri ha presentato 775 denunce formali alla Commissione elettorale centrale per presunte irregolarità e tentativi di broglio nei seggi delle località a maggioranza araba. “Stanno cercando di rubarci le elezioni”, ha ripetuto per tutta la giornata Netanyahu.

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                         Il risultato e il profilo del premier

Malgrado le accuse e i veleni, secondo gli exit poll Bibi è comunque riuscito a mantenere il suo Likud primo partito alla Knesset, risultato che praticamente nessuno alla vigilia gli accreditava. E a trascinare il suo schieramento in un testa a testa con il blocco degli oppositori. Nato a Tel Aviv nel 1949, Netanyahu è un ex ufficiale dell’unità di élite Sayeret Matkal, con cui partecipò all’operazione di salvataggio dell’aereo Sabena dirottato nel 1972 insieme al suo comandante Ehud Barak, che negli anni diventerà il suo principale rivale politico.

A 35 diventa ambasciatore all’Onu e nel 1996 viene eletto per la prima volta alla guida del Paese a 46 anni, diventando il premier più giovane. E oggi anche il più anziano. Cresciuto nel mito del fratello Yoni, caduto in un’altra operazione di salvataggio, a Entebbe nel 1976, e del padre Benzion, che fu segretario di Zeev Jabotinsky, l’ideologo del sionismo revisionista. Da lui ha ereditato l’approccio del ‘muro di ferro’, per cui la pace può essere raggiunta solo attraverso la forza.

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