La tragedia di Calì: obitori pieni, ospedali crollati, neonati in strada. I video dei primi salvataggi: una donna estratta dalle macerie a 30 ore dal sisma

ROMA – I soccorritori arrivati da tutto il Paese hanno lavorato senza sosta con gru, escavatori e, a volte, a mani nude, cercando persone intrappolate tra le macerie di acciaio e passando secchi di detriti. Nel day after la terribile scossa di terremoto che ha travolto la regione occidentale della Colombia, il bilancio provvisorio è salito in poche ore a oltre 250 vittime e più di 2 mila dispersi. Il terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito duramente lunedì 10 agosto metropoli come Calì e le città di Pereira, Manizales eArmenia. Mentre continuano scosse di assestamento: questa mattina almeno 100 ne sono state registrate. La magnitudo del terremoto di ieri (7,4) è simile a quella delle due scosse che hanno colpito il Venezuela (7,2 e 7,5 lo scorso 25 giugno.
Vigili del fuoco e soccorritori pubblicano video dei salvataggi come quello di una donna, Diana. Dopo un intervento di 3 ore i bomberos (vigili del fuoco) di Bogotà e di Calì che ha incluso ricerca canina, puntellamento, taglio, penetrazione e rimozione delle macerie, sono riusciti a “tirar fuori” Diana dalle macerie e a salvarle la vita a 30 ore di distanza dalla scossa fatale.
Qualche ora prima, il miracoloso salvataggio di una mamma con il suo neonato, sempre a Calì, dove i soccorritori hanno portato in salvo estraendole dalle macerie almeno 7 persone.
Il neoeletto presidente Abelardo De La Espriella ha annunciato, parlando dalla capitale Pereira, dove si è recato oggi, di aver decretato un provvedimento di sostegno economico della durata di tre mesi per gli abitanti della regione di Risaralda, zona di coltivazione del caffè. Lo riferisce l’agenzia Reuters. “Mi si è spezzato il cuore attraversando il centro città e vedendo tutte queste attività distrutte”, ha detto, aggiungendo di sperare che le misure adottate possano essere “una boccata d’aria fresca in mezzo a questa tragedia”.
LA TRAGEDIA DI CALÌ: OBITORI PIENI, OSPEDALI CROLLATI, NEONATI IN STRADA
Secondo le stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA), circa 5.000 case sono state danneggiate, mentre decine di edifici sono crollati e centinaia di abitazioni sono state distrutte. Sono decine di migliaia gli sfollati. A Calì, una delle città che ha registrato maggiori danni, sono crollati i piani superiori dell’ospedale universitario del Valle di Calì, in cui si trovava anche il reparto di pediatria. Con il risultato che sono rimasti intrappolati sotto le macerie alcuni pazienti, tra cui forse dei bambini. L’ospedale ha reso noto di essere riuscito ad evacuare oltre 600 pazienti dopo il crollo dei reparti di pediatria e neonatologia. Il direttore sanitario, Irne Torres Castro ha confermato che ci sono pazienti morti all’interno dell’edificio, pur precisando che non esiste ancora un bilancio ufficiale. I media colombiani si sono concentrati sui gravi danni all’Ospedale Universitario del Valle, a Cali riprendendo le infermiere mentre evacuavano d’urgenza diversi neonati in strada, dove hanno continuato le cure e l’alimentazione dei piccoli.
Anche altre strutture sanitarie sono rimaste danneggiate. Le vittime confermate dalle autorità di Calì sono oltre 200 con 3.600 dispersi, ma c’erano ancora centinaia di persone intrappolate tra i palazzi crollati. Il responsabile della sanità pubblica di Cali, German Escobar, ha dichiarato che l’obitorio della città è pieno e che le autorità stanno rimuovendo altri corpi dalle strade.
GLI AIUTI INTERNAZIONALI
Gli Stati Uniti hanno stanziato 15,5 milioni di dollari per alloggi di emergenza, cibo, protezione e valutazioni dei danni, mentre la Banca interamericana di sviluppo ha affermato di aver messo immediatamente a disposizione 50 milioni di dollari per il sostegno alla ricostruzione, qualora richiesto. La coordinatrice residente delle Nazioni Unite in Colombia, Maria Jose Torres, ha affermato che l’ONU sta lavorando per aumentare la propria presenza sul territorio nella regione. Poiché le comunicazioni sono ancora frammentarie in alcune delle zone più colpite, i funzionari hanno affermato che potrebbero essere necessari giorni per stabilire l’entità completa dei danni e il bilancio definitivo delle vittime.
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