LA LEGGE È ORA IN GAZZETTA E DAL 24 OTTOBRE CAMBIA
RADICALMENTE IL VOTO DEGLI ITALIANI NEL MONDO. QUATTRO
SENATORI NON SARANNO PIÙ ESPRESSIONE DI QUATTRO AREE,
MENTRE ALLA CAMERA LE RIPARTIZIONI SCENDONO DA QUATTRO A DUE. NIENTE PREMIO DI MAGGIORANZA ALL’ESTERO, MA SOLO REGOLE CHE POSSONO FAVORIRE LE FORZE POLITICHE GIÀ ORGANIZZATE.
La legge elettorale numero 180 del 9 ottobre 2026 è ufficialmente in Gazzetta e dal 24 ottobre sarà legge
operativa. Per gli italiani nel mondo comincia però una partita molto diversa da quella raccontata nei comunicati trionfali del Palazzo. Il primo stravolgimento da evidenziare è al Senato: i quattro senatori non saranno più uno per Europa, uno per Sud America, uno per Nord e Centro America e uno per Africa-Asia Oceania-Antartide. La legge cancella
quelle quattro ripartizioni e crea un’unica circoscrizione Estero mondiale.
Tradotto dal burocratese: cinque milioni e mezzo, sei milioni o quanti saranno gli elettori al momento del voto, tutti dentro lo stesso enorme contenitore elettorale.
E attenzione: non esiste nessun automatismo «uno al primo,
uno al secondo, uno al terzo e uno al quarto». I quattro seggi saranno distribuiti proporzionalmente alle liste: una lista potrà prenderne uno, due o anche più di uno se i voti lo consentiranno. Ma proprio qui sta il problema politico: scompare la garanzia territoriale che per venticinque anni ha assicurato almeno un rappresentante alle diverse comunità.
Alla Camera il taglio geografico è meno radicale, ma resta sempre pesantissimo: da quattro ripartizioni si passa a due, Europa
da una parte e tutto il resto del mondo dall’altra.
Con i dati ufficiali AIRE al 31 dicembre 2025, l’Europa conta 3.523.854 residenti, mentre il nuovo
«resto del mondo» ne conta 3.106.430: con quei numeri, nella
ripartizione proporzionale, il risultato sarebbe quattro seggi a testa. Ma non è un premio di maggioranza: è semplicemente il risultato del calcolo dei seggi sulla base degli elettori residenti.
E allora arriva il secondo stravolgimento da rimarcare: il premio di governabilità nazionale non riguarda l’Estero. I voti degli italiani fuori dai confini non entrano nel calcolo nazionale del premio e i seggi esteri restano fuori dal tetto dei 220 deputati e 113 senatori.
Dunque Roma vuole il loro voto, ma quando si tratta di costruire la maggioranza nazionale il voto estero resta in una stanza separata. Separata, però, non significa irrilevante: quattro senatori e otto deputati possono diventare decisivi
negli equilibri parlamentari. E c’è un’altra curiosità che merita attenzione: per le liste estere la legge elimina le firme quando il partito ha un gruppo parlamentare anche in
una sola Camera oppure ha ottenuto almeno un seggio alle ultime elezioni. Qui entra in scena anche il MAIE, oggi collegato a Noi Moderati: non è corretto dire che il MAIE abbia da solo scritto questa norma o ottenuto
l’accorpamento delle ripartizioni, ma è altrettanto difficile ignorare che una forza politica già presente in Parlamento possa indiscutibilmente beneficiare di una porta d’ingresso assai più larga rispetto a un movimento nuovo. E mentre i nuovi arrivati dovranno conquistarsi spazio e voti, i già presenti partono con un vantaggio organizzativo evidente.
Insomma, meno territori, più collegi giganteschi, più peso dei partiti organizzati e nessun premio di maggioranza per chi vive all’estero. Una riforma che prometteva di restituire all’elettore la possibilità di scegliere il candidato rischia così, per gli italiani nel mondo, di consegnargli una scheda più larga ma una rappresentanza più lontana. Complimenti: il Parlamento ha trovato finalmente il modo di far sentire gli italiani all’estero ancora più lontani da Montecitorio.
Una bella impresa legislativa: meno rappresentanza territoriale, più distanza politica e, naturalmente, sempre lo stesso affettuoso messaggio ai nostri connazionali nel mondo: grazie per il voto, per il resto non disturbate il Palazzo.
![atitle[16714]](https://ilcittadinoitaliano.com/wp-content/uploads/2021/07/atitle16714.gif)

















