
I rumor sull’interesse di Netflix per le vicende della famiglia nel bosco e l’analisi di Tonino Cantelmi.
Il fascino dei guai della famiglia nel bosco
Come mai? “Intanto sgombriamo il campo: sì, qualche voglia di strumentalizzare il caso tirandolo di qua o di là c’è stato – ammette il consulente – ma non è questo il motivo. Che si tratti di un caso scivoloso è vero, tanto scivoloso da far scivolare servizi sociali e istituzioni senz’altro. Ma anche questa motivazione non tiene rispetto alla mediaticità intensa che hanno generato i guai di Nathan e Catherine”, ragiona lo psichiatra.
“Due persone che sono diventati anche personaggi: affascinanti per alcuni, repellenti per altri, eccentrici e anticonformisti per i più. Certo, alcuni sono allarmati per l’ingerenza dello Stato sotto forma di servizi sociali che ha cambiato (per alcuni stravolto, per altri era ora) la vita dei 3 bambini”.
“E il fatidico articolo 8 della Corte Europea dei Diritti Umani? Non pervenuto. Ma anche questo non giustifica il dibattito così pervicace e inarrestabile da mesi. E neanche la demonizzazione (questa sì ingiusta e dannosa) da un lato dei rappresentanti delle istituzioni (giudici, operatori, servizi sociali) e dall’altro dei coniugi che si firmano prima con il cognome di lei e poi di lui”, prosegue lo psichiatra.
Una coppia unita che sfida la società postmoderna
E allora perché un po’ tutti discutono (e litigano) per la famiglia nel bosco? “Sicuramente un po’ per tutti i motivi appena detti: è un bell’intreccio, come il cestino anni ’70 che Catherine usa al posto delle borse firmate. Ecco invece, proprio questo è il punto – dice lo psichiatra – Una coppia unita, non c’è dubbio, che sfida la società postmoderna e tecnoliquida. Noi sprechiamo tutto? Loro riciclano pure i rifiuti organici con il bagno a secco, così come vorrebbe una certa normativa europea sugli ecovillaggi”.
“Noi siamo schiavi di Meta e TikTok: loro li vietano ai loro figli, e figuriamoci la tv. Noi inseguiamo il danaro al quale ci prostriamo, loro vagheggiano una libertà autosufficiente (e non vogliono bollette). Noi amiamo il lusso e Nathan non ha neanche una camicia e una giacca per andare in Senato. Catherine colleziona cestini autoprodotti, usa saponi biologici e vestiti con fibre naturali. Noi amiamo cani, gatti e tutto il Pet possibile e costringiamo animali di ogni tipo a vivere nei nostri appartamenti, invece loro si immergono nella natura”, continua lo psichiatra.
“Non sarà affascinante vedere come va a finire questa sfida ad uno Stato che ha reagito come ha reagito? È il fascino del piccolo Davide, che sfida il gigante Golia. E noi? Postmoderni e asserviti come siamo, saremo capaci di trasformare la sfida della famiglia nel bosco in una serie tv da goderci comodamente nel salotto di casa”, conclude con un pizzico di amarezza Cantelmi.

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