Le truppe ucraine entrano a Kherson, distrutti almeno 7 ponti in 24 ore

by | Nov 11, 2022 | Breaking News, EUROPA, PRIMOPIANO

Guerra in Ucraina


Zelensky esulta. Il Cremlino: ‘Il ritiro non è un’umiliazione’

E’ la svolta che Kiev aspettava, la sconfitta che Mosca temeva.

Kherson è “nostra”, esulta Zelensky.

La città è libera, il ritiro degli occupanti russi “è stato completato”.

Ukrainian servicemen load the self-propelled 203mm cannon ‘Pion’ on their position in Kherson area, Ukraine, 09 November 2022 amid the Russian invasion. Russian troops on 24 February entered Ukrainian territory, starting a conflict that has provoked destruction and a humanitarian crisis. EPA/STANISLAV KOZLIUK

La Cnn scrive che nelle ultime 24 ore nella regione di Kherson, città liberata dalle forze ucraine, almeno sette ponti, quattro dei quali attraversano il fiume Dnipro, sono stati distrutti, secondo le immagini satellitari di Maxar Technologies e altre foto.

Dopo giorni di timori e incertezze, finalmente l’Ucraina si riconosce “un’importante vittoria” mentre le sue truppe entrano in città accolte da uomini, donne e bambini in festa che sventolano le bandiere gialle e blu gridando ‘Morte al nemico’ e ‘Gloria all’Ucraina’.

Clacson, caroselli di auto, soldati sollevati dalla folla, grida di gioia, abbracci, lacrime. Il cielo grigio non rende giustizia a una città che è raggiante. La bandiera sventola nella centrale Piazza della Libertà, dove i militari ucraini sono gli eroi con cui farsi un selfie. Una foto per ricordare una giornata che resterà impressa nella memoria di questa guerra e dell’Ucraina per decenni. “Una giornata storica”, l’ha definita il presidente Zelensky, sottolineando come il popolo non abbia mai perso la speranza. Certo si temono ancora le mine, e ora anche i soldati russi nascosti tra la popolazione, vestiti in abiti civili dopo l’abbandono degli invasori.

Alcuni video diffusi sui social media e riportati dalla Cnn mostrano i primi soldati ucraini arrivati nel centro della città di Kherson, mentre vengono accolti da una folla di civili. Un filmato mostra diversi soldati tra la gente nella piazza principale di Svobody, abbracciati dai civili, alcuni in lacrime, che si fanno selfie. Un militare viene sollevato in aria dalla folla. Intanto, decine di persone, alcune avvolte nella bandiera ucraina, cantano ‘Szu’, acronimo delle Forze armate ucraine.

L’ordine impartito dalle forze di Kiev è di “arrendersi immediatamente”, perché “ogni soldato russo che resisterà sarà eliminato”. Perché se nella città liberata e in tutta l’Ucraina si festeggia, il conflitto è tutt’altro che finito. A ricordarlo sono le fotografie che mostrano la desolazione dei villaggi abbandonati dai russi nella regione, dove continua l’avanzata delle truppe di Kiev. Immagini satellitari svelano nuovi danni inflitti nelle ultime 24 ore alla fondamentale diga della centrale idroelettrica di Kakhovka. E si piange a Mykolaiv, dove sette civili sono morti per i missili russi su un edificio residenziale, in una “risposta cinica dello Stato terrorista” russo “ai nostri successi sul fronte”, accusa Zelensky. Cadaveri che vanno ad aggiungersi alle migliaia di vittime civili e militari di una guerra che da nove mesi imbratta di sangue l’Europa. “Il ‘Mondo Russo’ sa come efficacemente… fuggire. Da Kiev, da Kharkiv, da Kherson. Ora è importante garantire una fuga su larga scala degli occupanti russi dall’Ucraina. Da tutto il nostro territorio”, twitta comunque il consigliere del presidente ucraino Mykhailo Podolyak.

Perché la ritirata è una sconfitta che pesa come un macigno su Mosca. Kherson è stato il primo grande centro urbano a cadere dopo che in quel cupo 24 febbraio Vladimir Putin ordinò alle truppe russe di entrare in Ucraina. La sua riconquista è un colpo politico e simbolico proprio allo zar, e apre la porta per le forze ucraine verso l’intera regione di Kherson – tra le quattro annesse dalla Russia a settembre – con accesso sia al Mar Nero a ovest che al Mar d’Azov a est. Il Cremlino da parte sua sdrammatizza, dicendo che Kherson rimarrà in ogni caso parte della Russia, anche dopo il ritiro delle oltre 30 mila truppe sulla sponda est del fiume Dnipro.

E sottolineando che l’abbandono della città non è affatto “un’umiliazione”. Ma propaganda a parte, la liberazione del capoluogo cambia le carte in tavola e aumenta le tensioni anche sul fronte diplomatico. Secondo quanto riporta il Nyt, l’amministrazione di Joe Biden ora è divisa, con parte del governo che vorrebbe premere su Kiev affinché cerchi la via diplomatica e altri consiglieri che invece ritengono sia ancora troppo presto. Il presidente Usa ha sottolineato che la guerra “non finirà finché Putin non lascerà il Paese”.

Non si è fatta attendere la replica di Mosca: “L’operazione militare speciale in Ucraina può finire solo con il raggiungimento dei suoi obiettivi”, anche attraverso negoziati. Intanto, si guarda al G20, dove Mosca arriverà senza Putin, sempre più isolata e nella prospettiva di una condanna dell’invasione nel comunicato finale. Kiev invece continua a incassare il sostegno occidentale, e al Consiglio Affari Esteri e Difesa della prossima settimana verranno stanziati 16 milioni di euro per l’equipaggiamento necessario ad addestrare i 15mila soldati ucraini che prenderanno parte alla missione di addestramento decisa dall’Ue e che partirà a breve. Continuano i preparativi della guerra, quindi. Ma è la speranza la protagonista di una giornata che ha riportato un po’ di luce nel buio della guerra. La luce di una bambina, a braccia tese, che sventola la bandiera dell’Ucraina in Piazza della Libertà, in una Kherson finalmente libera.