Mentre il Parlamento ingrana la quinta marcia sulla nuova legge elettorale, la Cassazione prova almeno ad accendere il semaforo giallo

by | Jun 23, 2026 | CRONACA, EUROPA, Italy, POLITICS, PRIMOPIANO, World

Nuova legge elettorale, il Governo corre più della Cassazione: prima si vota, poi magari si scopre che era tutto da rifare.


di Pier Francesco CorsoCamera dei deputati - Fotogramma /Ipa
Roma – 23 giugno 2026 ore 21.22
La Corte di Cassazione discuterà il 29 ottobre il ricorso contro il Rosatellum, mentre Governo e maggioranza accelerano sulla nuova legge elettorale. I ricorrenti presentatori del ricorso chiedono di anticipare l’udienza per evitare che il Parlamento approvi nuove regole senza attendere il pronunciamento della Magistratura. Una corsa che alimenta interrogativi politici e istituzionali sul rispetto del confronto democratico.
Mentre il Parlamento ingrana la quinta marcia sulla nuova legge elettorale, la Cassazione prova almeno ad accendere il semaforo giallo.
La Suprema Corte ha infatti fissato il 29 ottobre la discussione del ricorso presentato da alcuni elettori siciliani contro il Rosatellum, la legge elettorale oggi in vigore.
Tradotto per chi non mastica codici e cavilli: alcuni cittadini sostengono che parti della legge possano essere in contrasto con la Costituzione e chiedono ai giudici di verificarlo.
Se la Cassazione riterrà le questioni fondate, potrà investire della vicenda la Corte Costituzionale.
E qui arriva il punto politico della questione.
Nel frattempo Governo e maggioranza stanno accelerando, come se il cronometro fosse diventato improvvisamente il primo valore della democrazia.
Legge elettorale, resta il nodo preferenze
La Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati procede spedita verso l’approvazione di una nuova legge elettorale.
Insomma, si cambia il regolamento della partita di calcio mentre l’arbitro sta ancora decidendo se quello vecchio fosse regolare.
I legali dei ricorrenti (gli avvocati Enzo Palumbo, Andrea Pruiti Ciarello e Enzo Paolini) hanno quindi annunciato che chiederanno all’Ordine Giudiziario di anticipare l’udienza.
Il motivo è semplice.
Se la Magistratura dovesse rilevare profili di illegittimità costituzionale del Rosatellum, sarebbe opportuno conoscerli prima di scrivere una nuova legge che rischi di ripetere gli stessi errori.
Sembra quasi una banale regola di buon senso.
Prima si controlla il progetto, poi si costruisce la casa.
Ma evidentemente, nella moderna edilizia parlamentare, si preferisce inaugurare il palazzo e leggere il manuale delle istruzioni dopo il taglio del nastro.
Il comunicato divulgato dagli avvocati ricorrenti richiama proprio questo rischio.
Non si tratta di bloccare il Parlamento, che ha pieno diritto di legiferare.
Si tratta piuttosto di evitare che il legislatore ignori un giudizio potenzialmente decisivo sulla costituzionalità delle regole del voto.
Perché le leggi elettorali non disciplinano il colore delle panchine nei giardini pubblici.
Stabiliscono come i cittadini scelgono chi li rappresenta. Sono il cuore del sistema democratico.
Ed è proprio per questo che, almeno secondo i ricorrenti, sarebbe prudente attendere qualche risposta dalla giustizia prima di premere definitivamente il pulsante dell’approvazione della nuova legge elettorale.
Naturalmente la fretta, in politica, è spesso una virtù. Soprattutto quando coincide con gli interessi della maggioranza del momento.
Il confronto con opposizioni, costituzionalisti, associazioni e voci critiche rischia invece di diventare un fastidioso rallentamento burocratico.
La parola d’ordine sembra essere una sola: avanti tutta.
Se poi la Consulta dovesse un giorno dire che qualcosa non andava, ci si penserà.Rosatellum: il testo della nuova legge elettorale in Gazzetta
Magari con un’altra riforma.
Poi con un’altra ancora.
Del resto l’Italia è diventata una vera officina permanente di leggi elettorali. Mattarellum, Porcellum, Italicum, Rosatellum.
Più che un ordinamento giuridico sembra il catalogo stagionale di una casa automobilistica. Ogni governo presenta il nuovo modello assicurando che sarà finalmente quello definitivo. Poi arriva il successivo e lo sostituisce con entusiasmo identico e memoria selettiva.
Nel frattempo gli elettori continuano a chiedersi se almeno una volta le regole del gioco possano essere condivise, stabili e soprattutto pienamente conformi alla Costituzione.
Domanda forse troppo lenta per una politica che, quando si tratta della legge con cui eleggere se stessa, scopre improvvisamente il fascino irresistibile della velocità.