«Stiamo vincendo in Iran, e controlliamo lo Stretto di Hormuz»
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«Stiamo vincendo in Iran, e controlliamo lo Stretto di Hormuz». Parlando alla Casa Bianca, dove ha ospitato i candidati repubblicani alle elezioni Usa di metà mandato, Donald Trump ribadisce il mantra del successo militare contro la Repubblica islamica, mentre il capo del Pentagono proroga discretamente fino al 2027 il dispiegamento di truppe Usa in Medioriente. Il Wall Street Journal, citando alcune fonti, segnala che la guerra potrebbe protrarsi fino al prossimo anno, e il mantenimento di 50.000 unità nella regione consente al tycoon flessibilità mentre valuta le prossime mosse. Tuttavia, il dispiegamento di 19 navi da guerra, unità di difesa aerea, squadroni di caccia e paracadutisti sta mettendo a dura prova i militari e le loro famiglie, creando inoltre un accumulo di arretrati nella manutenzione dei mezzi che potrebbe richiedere anni per essere smaltito.
Il comandante in capo nelle ultime settimane ha puntato su una campagna di pressione economica nella speranza di costringere l’Iran a sedersi al tavolo dei negoziati, ma Teheran non ha mostrato segni di cedimento. Gli attacchi reciproci sono ripresi, ed entrambe le parti rivendicano il controllo sullo Stretto. Gli Stati Uniti stanno «producendo munizioni a ritmi senza precedenti. Stiamo riempiendo le scorte e preparandoci a qualsiasi eventualità», scrive su Truth. In privato, però, Trump sta discutendo con i suoi più stretti collaboratori l’opportunità di dichiarare conclusa la guerra, ipotesi a cui è favorevole. Ed è pure convinto che la sua strategia di pressione economica funzionerà e costringerà il regime a smantellare il proprio programma nucleare o a collassare.
Intanto, il suo inviato Steve Witkoff ha visto lo scorso fine settimana in Sardegna il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti per discutere i prossimi passi sull’Iran, come riporta Axios: secondo le fonti del sito, l’incontro rientra nell’ambito degli sforzi dell’amministrazione Usa di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz.
Fonte Il Giornale
Teheran, invece, afferma di aver preso di mira basi statunitensi negli Emirati e in Kuwait, nonostante le minacce di ulteriori attacchi da parte di Trump. «Questa mattina l’esercito ha colpito con missili e droni i sistemi di comunicazione satellitare, i depositi di equipaggiamento e gli hangar dei caccia nella base aerea di Ahmad al-Jaber in Kuwait e i sistemi radar dell’esercito statunitense presso la base aerea di Al Minhad negli Emirati», recita il comunicato citato ieri dalla televisione di Stato iraniana.
Eppure la Cnn rivela che martedì scorso le forze armate statunitensi hanno scortato 40 navi mercantili che trasportavano 18 milioni di barili di petrolio attraverso la cruciale via marittima, segnando il record in tempo di guerra. Gli Stati Uniti «hanno impiegato una serie di mezzi aerei, navali e spaziali non solo per continuare a colpire la capacità dell’Iran di attaccare le navi mercantili nello Stretto, ma anche per respingere ondate di attacchi con droni mentre conducevano le rischiose operazioni di scorta alle navi che trasportavano milioni di barili di petrolio».
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