Questo profondo legame mi spinge oggi a promuovere con fermezza la costituzione di un Comitato Promotore per il Parlamento degli Italiani all`Estero
di Nello Passaro
Vivo in Germania da una vita intera. Da questa prospettiva oltreconfine, dopo alcuni anni, ho fatto una scelta consapevole e non facile: ho smesso di esercitare il mio diritto di voto per le elezioni politiche in patria. Non è stato un atto di disinteresse, ma un gesto di profondo rispetto istituzionale. Sentivo che esprimere un voto destinato a incidere sulle dinamiche quotidiane di una società in cui non risiedo più fisicamente rischiava di configurarsi come un diritto di ingerenza. Una scelta etica che, tuttavia, non ha mai scalfito o allontanato il mio legame affettivo con l`Italia, dove la mia presenza fisica si registra periodicamente.
La mia italianità non si misura in schede elettorali spedite per posta, ma nei fatti. Ho due figli che hanno frequentato con successo i corsi di lingua e che parlanomagnificamente l`italiano, così come mia moglie, che è di nazionalità tedesca. In Italia mantengo la "casa delle radici", rimasta a mia totale disposizione, dei miei figli, dei miei nipoti e dei nostri amici, italiani e stranieri. Siamo una famiglia europea, saldamente ancorata a due culture.
Proprio questo profondo legame mi spinge oggi a promuovere con fermezza la costituzione di un Comitato Promotore per il Parlamento degli Italiani all`Estero. Sei milioni di connazionali non possono continuare a essere governati a distanza dai partiti nazionali attraverso
rappresentanza labile e oggi ulteriormente falcidiata dagli accorpamenti territoriali. Abbiamo bisogno di un organo legislativo autonomo e a costo zero, capace di gestire direttamente i servizi consolari penalizzati dalle distanze, di ottimizzare i programmi di lingua per le nuove generazioni e di introdurre una tassazione equa e ridotta al 30% per IMU e TARI sulla casa d`origine.
Fino ad oggi, ho scelto deliberatamente di non apporre il mio nome in calce alle lettere inviate alla stampa, al CGIE e ai rappresentanti eletti, firmando le comunicazioni esclusivamente con la carica istituzionale di Coordinatore
Provvisorio. Questa decisione non è mai nata dal desiderio di nascondermi o dalla paura di metterci la faccia. Al contrario, è stata dettata dalla precisa volontà di non personalizzare una battaglia di diritto che appartiene a tutta la collettività. Volevo che l`attenzione rimanesse interamente focalizzata sui contenuti, sugli obiettivi e sui bisogni reali della nostra comunità globale, e non sulla figura di un singolo cittadino.
Tuttavia, di fronte al silenzio delle istituzioni e ai formali dinieghi di pubblicazione da parte di alcune testate giornalistiche, che si trincerano dietro l`assenza di una firma civile per bloccare un dibattito democratico vitale, ho deciso di rimuovere qualsiasi alibi formale. Questo è il mio articolo-confessione: mi chiamo Nello Passaro e metto la mia firma, la mia faccia e la mia storia personale a disposizione di questo progetto.
Rivolgo quindi un appello accorato ai direttori dei giornali, ai membri del CGIE e ai parlamentari oltreconfine: superiamo le barriere burocratiche ed esaminiamo la sostanza di questa riforma. Abbiamo il dovere morale e istituzionale di collaborare, ognuno secondo il proprio ruolo, per dare ai sei milioni di italiani all`estero una rappresentatività effettiva, dignitosa e reale. LItalia rimane il luogo dellanima, dove tornare per ammirare le sue bellezze o godersi un piatto di spaghetti in spensieratezza, ma la gestione dei nostri diritti civili merita la serietà di un`istituzione tutta nostra.
Nello Passaro
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