In Brasile una denuncia presentata dal presentatore di una lista segnala un presunto tentativo di utilizzare gli spazi del Consolato Onorario di Vitória per orientare cittadini che si recavano a firmare verso una lista indicata come MAIB. Gli interessati hanno smentito e chiesto prove. Nessun elemento indipendente consente oggi di considerare accertato l’episodio. Ma la vicenda pone una domanda semplice: quali controlli possono esercitare le autorità consolari e quali conseguenze sono previste se comportamenti impropri venissero effettivamente accertati?
C’è un episodio, in Brasile, che merita di essere raccontato con molta cautela, ma anche senza far finta di niente. La denuncia riguarda il Consolato Onorario di Vitória, nello Stato di Espírito Santo, appartenente alla circoscrizione consolare di Rio de Janeiro, e nasce proprio nella fase più delicata della corsa alle firme per le attuali elezioni dei COMITES.
Il presentatore della lista “Noi Italiani Giustizia e Libertà”, Andrea Lanzi, ha segnalato alle autorità consolari una presunta attività di persone che, secondo la sua ricostruzione, avrebbero avvicinato cittadini presenti nella sede consolare, utilizzando un volantino riferito al COMITES e cercando di orientarne le sottoscrizioni verso una formazione indicata nella denuncia presentata, peraltro circostanziata con precisi nominativi, come MAIEB, riconducibile al MAIB.
Ma soffermiamoci sulla lista-organizzazione MAIB.
Il collegamento del MAIB con il MAIE è documentato anche dalla nascita stessa del MAIB, come chiaramente evidenziato dal giornale brasiliano “Insieme”, organizzazione-lista presentata al congresso tenutosi a Curitiba il 21 agosto scorso, alla presenza del presidente del MAIE/MOVIMENTO ASSOCIATIVO ITALIANI ESTERO, Ricardo Merlo, dell’on. Tirelli, della dirigente anch’essa MAIE Luciana Laspro, insieme a Walter Petruzziello, quest’ultimo tra i promotori proprio del MAIB.
La lista MAIB presentata nell’occasione ha evidenziato 22 candidati ed è risultata guidata dallo stesso Petruzziello.

Ed è stato proprio il Petruzziello a spiegare, in quella particolare occasione, che la sigla scelta per la nuova lista serviva solo a dare ad essa un’identità brasiliana distinta da quella argentina del MAIE, precisando però che la differente denominazione attribuitale non rappresentava una rottura con il movimento-partito MAIE di Merlo.
Il rapporto, dunque, è documentato come politico e organizzativo, mentre non risulta dagli atti esaminati che MAIB e MAIE siano giuridicamente la stessa organizzazione.
La denuncia presentata nei suoi confronti, però, resta una denuncia. Non è una sentenza e non è un fatto accertato.
Il presidente del COMITES di Rio, Jobson Freitas Caraffa, ha infatti negato che la propria squadra abbia distribuito volantini, sostenendo che l’unico elemento identificativo utilizzato fosse un adesivo con la scritta MAIB e chiedendo che venissero esibite le prove dell’accaduto

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insieme.com.br).
È dunque qui che bisogna fermarsi, almeno per ora, prima di trasformare una segnalazione in un’accusa. Ma proprio perché si parla di elezioni e di raccolta delle firme necessarie per presentare le liste, la vicenda merita attenzione.
Le regole sono precise. Le firme devono essere raccolte da elettori in possesso dei requisiti previsti dalla legge e ogni sottoscrittore non può sostenere più di una lista. Le autorità consolari hanno inoltre il compito di autenticare le firme e, successivamente, il Comitato Elettorale Circoscrizionale deve controllare la validità delle firme e delle liste.
Il Consolato apposito della località di cui stiamo parlando, per esempio, ha organizzato espressamente giornate e missioni per l’autenticazione delle sottoscrizioni, stabilendo che il firmatario debba essere presente davanti al funzionario e identificarsi con un documento. Sono controlli importanti, ma riguardano soprattutto la regolarità formale e sostanziale delle sottoscrizioni.
Un eventuale tentativo di convincere un cittadino a cambiare lista, invece, è questione diversa e dovrebbe essere verificato attraverso elementi concreti: testimonianze, documenti, eventuali volantini, comunicazioni o altri riscontri. E se tali comportamenti venissero accertati, spetterebbe alle autorità competenti valutare quali conseguenze giuridiche possano derivarne.
Le norme COMITES prevedono infatti controlli sulle liste e sulle firme e consentono di dichiarare non ammissibili le liste che non rispettino i requisiti previsti.
Non sarebbe però corretto anticipare oggi una sanzione specifica per il solo comportamento denunciato: dalle disposizioni che abbiamo verificato non emerge una automatica “sanzione consolaria” per un episodio di questo tipo. Ed è proprio per questo che sarebbe utile che, qualora la denuncia sia stata formalmente trasmessa agli uffici competenti, venisse chiarito se siano stati effettuati accertamenti e quale sia stato il loro esito.
La questione non è soltanto quella di una lista o di un’altra. È la necessità che la raccolta delle firme, primo passaggio concreto della competizione elettorale, si svolga in condizioni uguali per tutti. Perché una cosa è presentarsi davanti a un consolato per raccogliere legittimamente sottoscrizioni. Un’altra, se mai venisse provata, sarebbe utilizzare un luogo istituzionale per orientare cittadini verso una determinata lista.
Tra le due cose passa una linea sottile, ma decisiva. E quella linea, nelle elezioni degli italiani all’estero, dovrebbe essere sempre ben visibile. Anche perché stavolta le firme non sono un dettaglio burocratico: sono il biglietto d’ingresso alla competizione.
Meglio quindi controllare bene chi lo timbra, prima che qualcuno possa pensare che il controllore stia facendo anche il bigliettaio.
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