Direzione nazionale Istituto Fernando
Santi Riceviamo e pubblichiamo
Il 4 dicembre 2026 i cittadini italiani iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire) e che si siano registrati entro il 4 novembre nell’apposito elenco presso i rispettivi consolati, votano, in ognuna delle circoscrizioni consolari i Comites, gli organismi di rappresentanza democratica degli italiani all’estero.
L’auspicio è che in molti vadano a votare e che ci sia una rappresentanza ampia ed effettiva, dei territori.
Sappiamo sin da ora che in 17 di loro non è stata presentata alcuna lista ed in 54 non ci sono liste concorrenti essendone stata presentata una sola.
Il che pone un primo interrogativo sulle diverse ragioni ascrivibili alla qualità della partecipazione nelle distinte nostre comunità come anche sulle motivazioni alla base della non emersione del pluralismo pur sempre esistente.
Ciò che certamente risulta chiara è la più generale percezione che i singoli cittadini hanno del rapporto delle nostre istituzioni con “l’altra Italia”, quella fuori dai confini, che con l’emigrazione dei giovani, in pochi anni è raddoppiata arrivando, a fine 2025, a circa 6 milioni e mezzo.
Do questi nelle ultime elezioni non più del 3 % ha partecipato al voto.
Le modifiche governative alla normativa sulla cittadinanza Jus sanguinis ed alle modalità di voto per le elezioni politiche non appaiono certo come le scelte pubbliche di chi vuole rafforzare i rapporti con gli italiani all’estero.
I Comites vivono una vita, in molti casi, per lo più interna, limitati nell’azione da sostegni pubblici inadeguati che non consentono di svolgere il ruolo di tramite istituzionale tra le comunità e la rete diplomatico-consolare, organismi troppo spesso non “coinvolti”, alle prese con gap informativo e relazioni complicate con il personale quasi sempre insufficiente.
Non valorizzato è il loro ruolo a livello propositivo ed a livello consultivo pur previsto per un ampio ventaglio di tematiche. L’obbligatorietà dei pareri su questioni di primaria importanza non viene attivata in modo generalizzato.
Anche dopo il prossimo rinnovo dei Comites l’esercizio della funzione di rappresentanza e consultazione in raccordo e sintonia con le persone rappresentate resterà un tema sostanziale.
Apertura ed inclusività rinvenibili nelle piattaforme di molte liste presentate hanno tuttavia bisogno per concretizzarsi di strumenti e di risorse adeguate che i Comites non hanno nella disponibilità.
Il rinnovo dei Comites, la ricomposizione del quadro della rappresentanza non è una garanzia automatica della crescita della partecipazione democratica come prefigurata inizialmente dalla l.205/1985 e poi dalla normativa vigente (l.286/2003, e D.P.R. 395/2003).
La partecipazione al voto, in specie, non sta in cima ai pensieri delle istituzioni come anche la legittimazione dei Comites se, diversamente dal voto politico e per i referendum costituzionali il plico elettorale per il voto per corrispondenza non viene inviato automaticamente a tutti gli iscritti (AIRE) ed il cittadino per poter votare deve presentare un’apposita formale richiesta.
Questa “inversione dell’opzione”, una complicazione burocratica molto eloquente, voluta nel 2014, è una delle madri dell’astensionismo che i pregressi risultati del voto per i Comites (e per il parlamento) seguitano a consegnarci.
E’ evidente da tempo ormai che una serie di riforme e di istanze sulle quali il CGIE ha fatto proposte precise, che in tanti ripetiamo non essere rinviabili, non hanno in parlamento percorsi garantiti. Il governo e la sua maggioranza è dentro le dinamiche del rinnovo delle Camere ed è poco verosimile che se ne occupi nei prossimi mesi, a ridosso del voto politico.
Le comunità italiane all’estero sono cambiate, le forme associative, per essere rappresentative ed efficaci, devono corrispondere al profilo nuovo che le stesse hanno assunto da diversi anni. La frattura anche generazionale che ha portato tanti giovani fuori dall’Italia e che in questi giorni si manifesta con il conflitto sociale nelle scuole e nelle piazze, deve ricomporsi con il tessuto di più antico insediamento delle nostre comunità all’estero. Come già accaduto nei cicli precedenti dell’emigrazione.
La rappresentanza deve cambiare anche alla luce del tipo di mobilità dall’Italia che negli ultimi vent’anni ha interessato tantissimi giovano italiani.
Rinnovamento come premessa di una effettiva efficace rappresentanza
Rino Giuliani
Direzione nazionale
Istituto Fernando Santi.
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