Editoriale = Lo schiaffo di Trump a Meloni: il “bullo” della Casa Bianca apre una crisi diplomatica con l’Italia

by | Jul 1, 2026 | EUROPA, Italy, Opinioni, POLITICS, This is Washington, USA


Tenendo il punto e rispondendo a muso duro, la premier è riuscita a compattare il sentimento patriottico nazionale e ad e ad accreditarsi a livello globale come una leader europea seria: l’editoriale del direttore Nico Perrone


 “L’Italia non implora mai” ha replicato Meloni, che in un video social visibilmente contrariata, ha rispedito le accuse al mittente: “Dichiarazioni totalmente inventate. Sono allibita, non so perché il Presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati. Ma una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai”. La reazione italiana è stata unanime. Tajani ha tuonato parlando di un’offesa “a tutta l’Italia”, e per una volta la politica si è riscoperta unita, da destra a sinistra. Mentre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella telefonava a Meloni per esprimere solidarietà, il presidente del Senato Ignazio La Russa ci è andato giù pesante: “Parole chiaramente false, una vendetta perché la premier non si piega ai suoi voleri. Scommetto di mangiare un pollo vivo piuttosto che credere che Giorgia supplichi qualcuno. Fa pena chi lo sostiene“. Anche per Carlo Calenda (Azione), Trump si conferma ormai solo un “bullo da operetta”. Il “caso” Vannacci, solidarietà col brivido. Nel coro di condanne, l’attesa era per la reazione del generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale. Arrivata dopo qualche ora, la sua nota esprime solidarietà ma… condizionata. “Anche se quelle parole fossero state proferite – ha dichiarato-, non è accettabile usare il privato come clava contro le istituzioni italiane. Ma resta condivisibile l’analisi sul fallimento dell’Europa in campo energetico e migratorio. La Patria non si usa e non si infanga, si difende”. La strategia del bullo: a chi giova davvero? La sua retorica aggressiva è un’arma a doppio taglio, studiata per due pubblici diversi. Carburante per la base MAGA, zoccolo duro dei suoi sostenitori, per i quali il “bullismo” è un valore di fabbrica, sinonimo di forza e autenticità. Quell’elettorato non cerca un diplomatico in doppiopetto, vuole un “combattente”. Mostrare un leader straniero che “supplica” l’America nutre l’illusione di una superpotenza che domina il mondo e non si piega a nessuno. Spesso, poi, queste sparate servono a Trump come arma di distrazione di massa per coprire le grane interne e le recenti figuracce geopolitiche, come quella rimediata con l’Iran. Il boomerang con i moderati: questa strategia, però, lo isola a livello internazionale. Tra gli elettori moderati e all’estero, la popolarità del tycoon è in forte logoramento. Umiliare gli alleati storici rende la Casa Bianca più debole e sola quando c’è da cercare sostegno sulle grandi partite internazionali. Il paradosso? L’attacco a freddo alla fine premia Meloni. In Italia la fiducia verso l’attuale inquilino della Casa Bianca è ai minimi storici, persino nell’elettorato di centrodestra più vicino al mondo cattolico. Tenendo il punto e rispondendo a muso duro, la premier è riuscita a compattare il sentimento patriottico nazionale, incassare il sostegno trasversale di tutto l’arco parlamentare e accreditarsi a livello globale come una leader europea seria, autonoma e tutt’’altro che subalterna ai diktat di Washington.

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