Comites
Il 4 dicembre si vota per i COMITES, ma la partita comincia molto prima: entro il 4 novembre bisogna chiedere di essere inseriti nell’elenco degli elettori. E mentre il cittadino distratto rischia di non sapere nemmeno di doverlo fare, in Brasile alcune strutture politiche hanno già cominciato a organizzarsi. Il caso MAIB, nato durante il congresso del MAIE a Curitiba, riapre una domanda scomoda: chi riuscirà a mobilitare gli elettori avrà già conquistato una parte decisiva della partita?
La guerra dei COMITES 2026 non è ancora arrivata alle urne eppure, in Sudamerica, qualcuno ha già cominciato a preparare le truppe. La data del voto è fissata al 4 dicembre, ma per una parte decisiva degli elettori la vera scadenza arriva un mese prima: il 4 novembre.
Chi vuole votare deve infatti chiedere di essere inserito nell’elenco degli elettori per ricevere il plico. Non basta essere iscritto all’AIRE. Non basta essere cittadino italiano. Bisogna fare un passo ulteriore.
E proprio qui comincia la partita politica. Perché una cosa è avere sulla carta una grande comunità italiana. Un’altra è riuscire a trasformarla in una platea elettorale effettivamente raggiungibile e mobilitabile.
Il Brasile rappresenta, da questo punto di vista, un autentico laboratorio. Le circoscrizioni consolari sono sette e i COMITES rappresentano una rete territoriale tutt’altro che trascurabile.
La Farnesina ha confermato le procedure per il rinnovo e l’istituzione dei Comitati e le sedi consolari hanno già pubblicato le istruzioni per liste, candidature, firme e iscrizione degli elettori.
Ma mentre la macchina amministrativa procede, quella politica sembra essersi messa in moto con largo anticipo.
Il caso più evidente è quello del MAIE. Il 21 agosto, a Curitiba, durante il congresso del Movimento Associativo Italiani all’Estero, è stato infatti presentato il MAIB, Movimento Associativo Italiani in Brasile.
Non una semplice associazione culturale comparsa casualmente sulla scena. Secondo la stampa brasiliana, la nuova organizzazione nasce con l’obiettivo di fungere da base per la formazione delle liste nelle diverse circoscrizioni consolari brasiliane. E il contesto nel quale viene presentata non lascia molto spazio alle interpretazioni fantasiose: all’incontro erano presenti il fondatore del MAIE Ricardo Merlo, il deputato Franco Tirelli, la coordinatrice brasiliana Luciana Laspro e Walter Petruzziello (Insieme).

La stessa ricostruzione giornalistica riferisce che la scelta di utilizzare il nome MAIB sarebbe legata anche alla volontà di evitare che le liste brasiliane vengano automaticamente associate al MAIE e alla sua immagine maggiormente legata all’Argentina (Insieme).
E allora la domanda diventa inevitabile: stiamo assistendo semplicemente alla nascita di una nuova realtà associativa oppure alla costruzione di una macchina elettorale specificamente pensata per i COMITES?
La risposta, per ora, non possiamo darla in termini assoluti. Ma una cosa è certa: la coincidenza temporale e organizzativa è documentata. Il MAIB viene presentato proprio mentre si avvicina la scadenza elettorale e proprio nel corso di un congresso del MAIE.
Sarebbe dunque ingenuo non guardare con attenzione a ciò che accadrà nelle sette circoscrizioni brasiliane. Anche perché la storia insegna che i COMITES possono rappresentare molto più di una semplice assemblea di connazionali. Sono organismi istituzionali chiamati a rappresentare le comunità italiane nei rapporti con Ambasciate e Consolati e a occuparsi di esigenze sociali, culturali e civili della collettività.

Ma proprio perché sono radicati nei territori, possono diventare anche preziosi punti di riferimento per chi vuole costruire consenso nella comunità italiana all’estero.
Ed è qui che il confine tra associazionismo e politica merita di essere osservato con la lente d’ingrandimento. Non perché sia vietato a cittadini politicamente impegnati candidarsi ai COMITES. Non lo è. E non perché la presenza di dirigenti politici o di persone vicine a un movimento dimostri automaticamente una strumentalizzazione del voto. Non lo dimostra. Il problema è un altro: capire se, dietro liste formalmente civiche o associative, esistano strutture politiche organizzate capaci di mobilitare sistematicamente gli elettori.
Perché la vera forza, quest’anno, potrebbe non essere soltanto quella di avere buoni candidati. Potrebbe essere quella di avere una macchina capace di convincere migliaia di italiani a compiere il passaggio preliminare indispensabile: chiedere di essere inseriti nell’elenco elettorale entro il 4 novembre.
E chi arriva prima su quel terreno potrebbe partire con un vantaggio enorme. La normativa, del resto, rende indispensabile un’organizzazione.
Per presentare una lista, infatti, occorrono firme autenticate: 100 nelle collettività fino a 50.000 cittadini e 200 in quelle superiori. I sottoscrittori devono risiedere nella circoscrizione da almeno sei mesi, non essere candidati e non sottoscrivere più di una lista.
Sulla carta sembrano numeri modesti. Nella realtà possono diventare un primo sbarramento.
E in questo senso il precedente del 2021 dovrebbe consigliare prudenza. Una lista che raccoglie firme insufficienti o non valide può essere esclusa prima ancora che cominci la campagna elettorale.
In altre parole, la prima battaglia dei COMITES non si combatte con la matita sulla scheda, ma con firme, certificazioni, moduli, scadenze e capacità organizzativa. Chi possiede una rete territoriale parte inevitabilmente avvantaggiato.
E nel Sudamerica le reti non mancano.

Da una parte c’è il MAIE, formazione nata specificamente attorno alla rappresentanza degli italiani all’estero, che ha già dimostrato una capacità di presenza politica nelle comunità sudamericane.
Dall’altra c’è l’USEI di Eugenio Sangregorio, altra formazione nata all’estero e costruita proprio sulla rappresentanza degli italiani della Circoscrizione Estero.
Sangregorio fondò l’USEI nel 2006 e nel 2018 fu eletto alla Camera nella ripartizione America Meridionale.
E non è un dettaglio secondario che già nel 2021, alla vigilia delle precedenti elezioni COMITES, Sangregorio fosse presente in Brasile in una riunione dedicata alla rappresentanza della comunità italiana e alla preparazione del voto (Ministero degli Affari Esteri).
Ma oggi la domanda è più attuale che mai: quali strutture stanno preparando le liste 2026? Chi ne individua i candidati? Chi raccoglie le firme? Chi organizza gli incontri? Chi informa gli italiani sulla necessità di chiedere il plico? E soprattutto: quando una lista non porta il nome di un partito, chi c’è realmente dietro? Sono domande che non possono essere liquidate come insinuazioni. Sono il minimo che un’inchiesta giornalistica seria deve verificare. Perché una cosa è certa: il cittadino italiano residente a migliaia di chilometri dall’Italia, spesso estraneo alle dinamiche della politica italiana, rischia di scoprire l’esistenza delle elezioni COMITES soltanto quando qualcuno glielo comunica. E se quel qualcuno appartiene a una struttura politica organizzata, il rapporto tra informazione e mobilitazione elettorale diventa inevitabilmente una questione politica.

È qui che si annida la possibile stortura. Non nel fatto che MAIE, USEI o altre formazioni facciano politica. È perfettamente legittimo. La questione è se il sistema favorisca, di fatto, chi dispone già di una rete capillare rispetto al cittadino comune che non appartiene ad alcuna organizzazione.
Perché se la partecipazione è già fisiologicamente bassa e per partecipare occorre compiere un adempimento ulteriore, la capacità di mobilitazione può diventare determinante.
E allora i COMITES rischiano di essere eletti non dalla comunità italiana nel suo complesso, ma dalla parte della comunità che qualcuno è riuscito a raggiungere, convincere e organizzare.
Non è un’accusa contro nessuno. È una domanda sulla qualità della rappresentanza. E proprio per questo va posta prima del voto, non dopo.

La partita è appena cominciata. Il 23 settembre si aprirà la finestra per la presentazione delle liste e il 4 novembre scadrà quella per l’iscrizione degli elettori.
Da qui al 4 dicembre assisteremo probabilmente a una corsa contro il tempo. Ma la vera corsa potrebbe essere già iniziata: quella per costruire le liste, raccogliere le firme e soprattutto conquistare gli elettori prima ancora di chiedere loro il voto. E sarà interessante scoprire, circoscrizione per circoscrizione, chi sono gli uomini, le associazioni e le strutture che si stanno muovendo. Perché questa volta non ci limiteremo a guardare i nomi stampati sulle schede. Andremo a cercare chi li ha portati fin lì.
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