Opinioni – PRIMA TI CHIEDONO DI VOTARE, POI TI NASCONDONO LA SCHEDA: IL CASO COMITES DI DICEMBRE PROSSIMO

by | Aug 31, 2026 | Argentina, Berlino, Chile, italiani nel mondo, Italy, Ottawa, POLITICS, PRIMOPIANO, Venezuela


Una procedura che rischia di trasformare il diritto di voto in una corsa a ostacoli. E il sospetto, politicamente inquietante, è che una scarsa partecipazione possa far comodo proprio a chi punta sui voti di una rete organizzata e facilmente orientabile.


di Pier Francesco Corso

Il 4 dicembre gli italiani residenti all’estero saranno chiamati a rinnovare i COMITES, organismi importanti per la vita delle nostre comunità all’estero.
Dovrebbe essere una festa della partecipazione democratica, non una caccia al tesoro burocratica.
E invece, ancora una volta, il voto sembra arrivare con un bel po’ di ostacoli incorporati.COMITES: di cosa si occupa?
Essere iscritti all’AIRE, infatti, non basta. Chi vuole votare deve chiedere al proprio Consolato di essere inserito nell’elenco degli elettori. E deve farlo entro il 4 novembre 2026. Dopo, sipario: niente richiesta, niente plico, niente voto.
Una procedura che lascia una domanda politicamente scomoda: perché rendere così complicata la partecipazione?
Perché non informare per tempo, in modo capillare, tutti gli italiani residenti all’estero, spiegando loro con chiarezza cosa devono fare per esercitare il proprio voto?
Il problema non è soltanto burocratico. È democratico. Perché quando una consultazione riguarda milioni di italiani sparsi nel mondo, ogni ostacolo alla partecipazione dovrebbe essere rimosso, non lasciato sul percorso come una trappola per chi non conosce procedure consolari e scadenze spesso ignorate.
E qui nasce un sospetto che nessuno dovrebbe avere paura di mettere nero su bianco: una partecipazione larga e spontanea interessa davvero tutti?
Oppure, per qualcuno, sarebbe molto più comodo un elettorato ridotto,
composto soprattutto da persone già informate, organizzate e vicine alle
strutture politiche?COM.IT.ES – Comitato degli Italiani all'Estero – Consolato Generale d'Italia a Colonia
Perché il rischio è proprio questo.
Se a votare saranno soltanto quelli
raggiunti dalle organizzazioni politiche, dalle associazioni più strutturate o dalle reti personali dei candidati, il risultato potrebbe fotografare non l’intera comunità italiana all’estero, ma soltanto la sua parte più organizzata e politicamente interessata.
E sarebbe un bel vantaggio per chi quelle reti le controlla.
I COMITES, però, non sono una proprietà privata dei partiti. Sono organismi chiamati a rappresentare le comunità italiane.
Dovrebbero quindi essere scelti dal maggior numero possibile di cittadini,
non da una piccola platea informata per vie privilegiate.
E c’è un’altra questione, ancora più delicata, che merita di essere posta.
I COMITES possono diventare una rete preziosa di rapporti, consenso e
radicamento politico nelle comunità italiane all’estero. E chi conquista
quelle posizioni può disporre di una rete organizzativa capace di incidere
anche sulle successive competizioni elettorali.
È dunque legittimo chiedersi se qualcuno possa avere interesse a
favorire una partecipazione selettiva, piuttosto che una partecipazione di massa.
Non è un’accusa. È una domanda politica che nasce da una procedura
che rischia di scoraggiare proprio chi non vive quotidianamente dentro
le strutture consolari o politiche.
La democrazia, però, non può funzionare a inviti. E il voto non può diventare un privilegio per gli informati, gli organizzati o gli amici degli amici.
Per questo sarebbe indispensabile che il Ministero degli Esteri e la rete
consolare mettessero in campo una
campagna informativa seria, tempestiva e capillare. Ogni italiano residente all’estero dovrebbe sapere che cosa fare, entro quale data e con quali modalità. Senza doverlo scoprire per caso, attraverso un partito, un candidato o un post sui social.
Altrimenti il rischio è paradossale:
prima si lamenta la scarsa partecipazione degli italiani all’estero, poi si costruisce una procedura che non facilita certo la partecipazione.
E alla fine potrebbero votare soprattutto quelli che qualcuno ha avuto interesse a raggiungere.
Sarebbe questa la democrazia che vogliamo per gli italiani nel mondo?
La domanda resta lì, scomoda e difficile da archiviare. Perché quando
si tratta di voto, l’unica rete che dovrebbe contare è quella della
partecipazione democratica. Tutte le altre reti, politiche comprese, dovrebbero stare rigorosamente fuori dall’urna.

Pier Francesco Corso

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